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Se a vincere le elezioni sarà, come è probabile, la Meloni, le camicie nere e le leggi razziali non torneranno subito né presto.
Il Governo che lei dovrà guidare assai poco potrà fare però per trasformare in realtà i sogni suoi e quelli, perfino più fantasiosi, dei Salvini e dei Berlusconi sulle tasse e sulle pensioni e la crisi legata alle conseguenze della guerra ed al peso dell’inflazione che porterà con ogni probabilità ad un peggioramento delle condizioni di vita degli italiani. Lo scontento crescerà a quel punto e imporrà dei drastici ridimensionamenti delle promesse elettorali o, come insegna Bion e come spesso è accaduto a chi si ispirava come lei al motto “Dio, Patria, Famiglia”, la ricerca di un Nemico Esterno cui attribuire le colpe delle proprie difficoltà.
Inevitabile sarà allora utilizzare la violenza contro i migranti a cui troppo, sosterranno insieme lei, Salvini e Berlusconi, è stato concesso dalla politica delle sinistre. Cosi come inevitabile potrebbe diventare, soprattutto se le contraddizioni fra promesse e realtà dovessero essere troppo forti, l’attacco alla perfida burocrazia di Bruxelles: sostituendola al perfido Albione . Lo scontro con l’Europa da posizioni sovraniste sarà anch’esso inevitabile allora e inevitabile sarà creare uno spazio nuovo per fantasie oggi negate o rinnegate di Italexit e di ricerca di nuovi rapporti economici e politici con la Russia e con la Cina: su strade già oggi indicate, oltre che da Salvini al tempo degl incontri al Metropol di Mosca, dai “fratelli“ ungheresi di Orban.
Se la Meloni vincerà non ci saranno le camice nere e le leggi razziali, dunque, ma noi purtroppo misureremo quando sarà troppo tardi la gravità del danno prodotto dalla cecità egocentrica di troppi leader, esclusi Letta, Bonelli e Fratoianni, del campo che non c’è, quello di chi si crede progressista e progressista non riesce ad essere per una incapacità sostanziale a mettere davanti a quello suo personale o del suo partito l’interesse del paese, il futuro che ci aspetta tutti.
Ph Adnkronos
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