Opporsi alla droga aiutare i tossicodipendenti- l’Unità 04.03.202
Caro Cancrini,
continuo a leggere sui giornali polemiche in tema di droga.
Da destra, soprattutto, dalla cosiddetta Casa delle libertà, gli attacchi alla sinistra vertono tutti sulla
cosiddetta riduzione del danno.
Perché? A me sembra un concetto logico, valido per tutta la medicina.
Non sempre si può curare tutto, a volte è importante e utile impostare terapie sintomatiche, controllare la sofferenza, favorire la possibilità di andare, comunque, avanti a persone che stanno male.
I tossicodipendenti sono persone speciali? Quello che vale per gli altri non deve valere per loro? Che cosa c’è alla base di un atteggiamento tanto severo? Perché alla destra italiana piace tanto S. Patrignano?
La Svizzera, che non è certo un paese di sinistra, sta decidendo di somministrare eroina ai tossicodipendenti per cui si nutrono poche speranze.
I nostri governi di centro sinistra lo hanno evitato.
Davvero è così importante essere di destra o di sinistra quando sicura un tossicodipendente?
Francesca Tonioli
Torino
Le attività legate alla riduzione del danno hanno avuto un impulso forte, in Italia, in Europa e un po’ in tutto il mondo, al tempo dell’Aids. Diffusa in particolare fra i tossicodipendenti (oltre che fra gli omosessuali maschi) l’infezione da Hiv ritornava da lì nella popolazione generale attraverso la prostituzione, dando luogo ad una situazione di allarme del tutto giustificata.
La percentuale di tossicodipendenti infetti fra i tossicodipendenti da eroina salì fino al 70% per problemi legati allo scambio delle siringhe e, in minor misura, ai rapporti sessuali non protetti.
Le prime misure di riduzione del danno si basarono, dunque, sulla distribuzione gratuita di siringhe monouso e di profilattici. L’utilizzazione del methadone già praticata ampiamente da molti servizi territoriali venne estesa notevolmente, in questa fase, per favorire l’accesso dei tossicodipendenti alle strutture. In modo analogo cominciarono a comportarsi,del resto, anche le strutture comunitarie del privato sociale: aprendo centri di accoglienza denominati «a bassa soglia» (uno dei primi a muoversi in questa direzione fu don Oreste Benzi a Rimini) in cui quella che veniva accettata, sostanzialmente, era l’idea per cui ha diritto alle cure e al sostegno di una solidarietà operante anche colui che non ha (ancora) deciso di smettere.
«La tua vita e la tua salute mi interessano – si diceva a quel tempo – anche se le tue idee sulla droga sono diverse dalle mie».
Attaccati già allora dalla destra ufficiale, quella che scrive sui giornali e grida la sua indignazione in Parlamento, gli operatori impegnati nell’impresa, gente di destra, di sinistra e di centro, andarono avanti nel loro lavoro pagati dalle Regioni e dai Comuni di destra e di sinistra.
Il risultato di questo lavoro, semplicemente strepitoso, fu quello di una caduta critica (fino al 10%) delle infezioni da Hiv fra i tossicodipendenti. Un numero enorme di persone fu salvato in modo analogo (le statistiche sono meno sicure su questo punto) dalla diffusione dell’epatite B e C.
Fatto ancora più interessante, i servizi pubblici e del privato sociale cominciarono a fare esperienza diretta del modo in cui saper dire ad un tossicodipendente «la tua vita e la tua salute mi interessano in ogni caso, anche se tu non te la senti ancora di smettere» significa gettare, fra il servizio e il tossicodipendente più sofferente e più emarginato, un ponte di solidarietà che veniva percorso, spesso, proprio da chi aveva bisogno d’aiuto. Incrementando rapidamente le domande di ingresso «a bassa soglia». Proseguendo, spesso, dalla «bassa soglia» alla Comunità o al progetto di cambiamento. Il che non vuol dire, certo, che
tutti i tossicodipendenti così avvicinati stiano davvero meglio perché non sempre, in medicina e nel sociale, si vince la battaglia in cui ci si impegna. Il che certamente vuol dire, però, che un numero grande di persone ha accettato di curarsi perché le attività di riduzione del danno sono arrivate fino a lui.
Difficile, sulla base di questi risultati, dire perché le polemiche sulla riduzione del danno continuano ancora oggi a far parlare persone, che assai poco evidentemente sanno, in Parlamento.
Difficilmente, ancor più, capire perché gli esperti di destra, quelli che ci lavorano, non riescano ad ottenere posizioni più meditate dai loro governanti.
Fatto sta che la droga è un tema su cui tutti si sentono sempre obbligati a dire il loro parere.
Soprattutto i politici che sembrano aver capito bene che quello che non ha idee costruttive sulla droga può sempre cavarsela proponendo insieme la propria indignazione e la battuta con cui si attribuisce al nemico (in questo caso al lassismo pericoloso della cultura di sinistra) l’origine ed il perpetuarsi del problema.
Il tutto è probabilmente rinforzato oggi, a livello inconscio (io almeno lo spero) dalla vaga coscienza del modo in cui la destra al governo, la destra di Berlusconi e di Previti, sta gettando le basi, in Italia, per una
nuova offensiva dei trafficanti di droga (di quelli che loro, da dentro, amano chiamare «mercanti di morte»).
Il blocco delle rogatorie della Svizzera, in particolare, è un favore reso soprattutto ai riciclatori di denaro sporco mentre, più in generale, la tendenza alla deregulation e la caparbietà con cui Castelli difende una posizione dell’Italia, all’interno dello spazio giuridico europeo, che deve essere insieme più morbida e più garantista, sono segnali chiari inviati anche a chi, della droga, governa i movimenti.
Da sempre scegliendo, per le sue attività, i paesi in cui più debole è l’azione di contrasto, più incerto e precario il ruolo dei magistrati, più debole e meno organico l’insieme delle leggi che regolano il movimento dei capitali. Salvare Previti e Berlusconi a Milano, voglio dire, può avere conseguenze pesanti per il futuro della droga in Italia.
Proporsi come campioni della moralità nazionale gridando contro una riduzione del danno «voluto dalla sinistra», potrebbe essere, in queste condizioni, un modo di mettere le mani avanti da parte di una destra che comincia a rendersi conto della china scivolosa su cui sta mettendo il paese.
Quello che è difficile conciliare, purtroppo, è il rispetto per gli affari sporchi fatti da qualcuno che è e deve restare al di sopra di ogni sospetto e il contrasto forte agli affari sporchi fatti dagli altri.
Se il livello di guardia sul movimento dei soldi si abbassa, i primi ad approfittarne sono i mercati illegali. Quello della droga per primo. Aprendosi uno spazio per una sua specialissima forma di libertà in una cosa che dovrebbe (da tempo) esercitare un po’ più di controllo su quelli che fanno ressa per entrare a farne parte.
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