Fecondazione, le ragioni della paura e quelle della ragione- l’Unità 15.12.03
Caro Cancrini,
la discussione della legge sulla fecondazione assistita mi ha colpito profondamente. Ho vissuto sulla mia pelle e sulla storia della mia famiglia il dramma della patologia ereditaria. Conosco il timore e il senso di colpa di chi pensa di essere portatore di un disastro biologico che casualmente lo ha risparmiato.
Ho seguito con apprensione e sollievo i progressi della medicina preventiva e la possibilità di evitare con
l’amniocentesi la nascita di bambini malati. Ho vissuto ora con un disagio particolare l’idea di un Parlamento che decide di proibire non solo la fecondazione eterologa ma anche la diagnosi delle malattie ereditarie nell’embrione fecondato in vitro.
Sentire che persone come Rutelli e come Bordon votano con la maggioranza del Parlamento una legge che accetta e sancisce un simile obbrobrio mi fa pensare che non ho capito niente. Che ho seguito per anni, politicamente, gente dei cui comportamenti e delle cui scelte oggi posso soltanto vergognarmi. Che non voterò più per eleggere un Parlamento in cui le discussioni si sviluppano a questo livello di oscurantismo e di violenza.
Lettera firmata
Sono rimasto anch’io molto colpito da questo aspetto della proposta di legge approvata in questi giorni al Senato. Frequento per lunga e sempre dolorosa consuetudine di lavoro, storie e famiglie di portatori di handicap legati a malattie genetiche. Da medico e da essere umano ho vissuto con entusiasmo i progressi della medicina genetica e continuo a pensare che questo è (dovrebbe essere) uno dei pochi campi in cui gli esseri umani sono (dovrebbero essere) tutti d’accordo. Sentire ora che un certo numero di esseri umani decide di impedire con una legge la diagnosi delle malattie genetiche sull’embrione rendendone obbligatorio l’impianto quando chi la chiede è il portatore di una malattia genetica che desidera comunque avere un figlio mi costringe ora a verificare che esiste ancora in un paese come il nostro, una quantità grande di persone capaci d’imporre il loro punto di vista, basato su principi del tutto astratti, non alla propria condotta (che sarebbe comunque legittimo) ma alla condotta e alle scelte di altri meno fortunati di loro. Impedendo a persone che non dipendono da loro l’accesso a possibilità che il progresso della scienza aveva aperto fino ad oggi per tutti. La sola proibizione che non viene mai, mi sono detto, è quella che riguarda la produzione delle armi, delle bombe, il plutonio arricchito per scopi militari di
cui anche il nostro governo ha deciso l’acquisto, la violenza delle guerre. E c’è sempre una segreta corrispondenza, questa almeno è la mia opinione, fra le crociate fatte per salvare gli embrioni e la indifferenza sostanziale o la debolezza colpevole delle reazioni suscitate dai bambini che muoiono per un “tragico errore” del grande fratello americano nelle terre lontane dell’Afghanistan. Perché quello che sempre si manifesta nei discorsi appassionati di chi accetta le guerre e si scopre oggi difensore della vita in Parlamento è, nel linguaggio di Freud, “formazione reattiva”, un meccanismo di difesa assai utilizzato, da sempre, in ambito religioso e politico dove è sempre stato assai utile nascondere le proprie segrete avide crudeltà con esibizioni di buonismo appassionato a costo zero. Traendo sempre (il che mi pare sempre terribilmente triste) vantaggi unici e concreti da questo tipo di atteggiamento ipocrita: in buona o
in cattiva fede.
La storia, purtroppo, tende a ripetersi. A Roma, nel 1600, un principe della Chiesa romana, teologo sofisticato ed astratto come molti dei nostri parlamentari “cattolici” di oggi, era il più sottile, il più acuto il più intelligente degli accusatori del frate di Nola, Giordano Bruno, i cui libri avevano suscitato un forte scandalo nella Chiesa. Colto ed onesto come sono a volte gli uomini di scienza, Giordano Bruno aveva proposto, aderendo alle scoperte di Copernico e alla cultura del Rinascimento, idee che si contrapponevano all’insegnamento ufficiale di una Chiesa che, già da allora, aveva problemi seri con gli scienziati e con le loro ricerche. Coraggioso e deciso a dare testimonianza di quelle idee sentite come “cosa giusta” egli aveva tentatodi sfuggire alle persecuzioni della Chiesa romana insegnando all’estero, inutilmente cercando un rifugio per sé e per la sua voglia di capire e di discutere in quelle che erano allora le prime Università e non accettò mai di abiurare, di rinnegare le cose che ha detto e che ha scritto. Con fierezza ribadendo, frate povero vestito di stracci nel segno e nel nome del Gesù del Vangelo al teologo raffinato, ricco e rivestito di porpora cardinalizia nel nome di un Gesù astratto, falsificato ad uso e consumo delle gerarchie ecclesiastiche, convinzioni maturate nella solitudine della sua ricerca. Il che gli varrà per decisione di Sua Santità e su proposta del Cardinale la mordacchia, uno strumento di tortura che strazia e blocca per sempre la lingua di chi parla troppo e male e la morte sul rogo, in Campo dei Fiori. Fra le urla e la gioia malata di un popolino avido di emozioni forti. Nel dolore e nella sgomento dei pochi che credevano davvero in Dio e nell’uomo. E aprendo la strada, con la sua morte atroce, alla santificazione del suo carnefice salito come difensore della “verità”,dottore della Chiesa, alla gloria degli altari: da cui ancora oggi implacabile sorride ai “fedeli” in una grande chiesa di Roma, nella piazza Ungheria dei pariolini. Ben dimostrando quanto si possa guadagnare, a breve ed a lungo termine, dalla lucidità di una follia centrata sulla paura del nuovo e sulla formazione reattiva di chi, per negarla, si traveste da salvatore dei poveretti che non sono in grado, secondo lui, di ragionare con la loro testa.
Follie. Follie di questo oscillare continuo della mente dell’uomo fra le ragioni della ragione e le ragioni della paura. Fra aspirazioni nobili di verità e ricerche spaventate di sicurezza, fra progresso scientifico e
oscurantismo religioso o pseudoreligioso. Ritorno di un tempo che molti di noi avevano creduto sepolto per sempre, la legge che impedisce di prevenire le malattie genetiche conla fecondazione eterologa o con la diagnosi fatta sull’embrione, propone di nuovo come ai tempi di Giordano Bruno e dell’Inquisizione
l’idea di una morale di Stato la cui evidente e intrinseca immoralità non spaventa, evidentemente, la maggioranza dei nostri parlamentari. Cui io mi sento da qui di augurare solo una cosa: di non conoscere mai di persona, da vicino, persone la cui vita sia stata rovinata per sempre dalla stupidità della loro decisione di oggi. La loro tranquillità potrebbe soffrirne davvero molto e la loro abitudine alla formazione reattiva” potrebbe spingerli, sempre con delle buone ragioni in testa, a farci ancora dei brutti scherzi.
Soprattutto nel caso, assai deprecabile, in cui il loro potere fosse ancora così importante da permettere
loro di continuare a convertire in leggi cui gli altri debbono obbedire paure e angosce che dovrebbero essere solo loro e per cui la scienza moderna consiglierebbe solo un percorso serio, ragionato, doloroso ma utile, di terapia personale. Nella ricerca di una identità psicologica (prima che biologica), di cui essi hanno probabilmente bisogno per muoversi nel meandro oscuro delle motivazioni alla base della loro incapacità di rispettare l’altro e di ragionare sui fatti.
Would you like to share your thoughts?
Your email address will not be published. Required fields are marked *