Polanski- l’Unità 13.10.09
Qualcosa non quadra nella disavventura di Polanski: perché quest’accanimento giustizialista a più di trenta anni dal fatto, dopo il perdono della vittima. L’opera di Polanski è la miglior prova che quella vicenda è solo un’ombra del passato e che non può essere giudicato alla stregua di un volgare corruttore di minorenni.
Filippo Testa
Da dodici anni ormai mi occupo di abusi sessuali sui minori in quanto direttore scientifico del Centro Aiuto al Bambino Maltrattato e Famiglia del comune di Roma e quello che soprattutto ho imparato, nel corso di questa mia esperienza, è l’enormità del danno provocato, nel bambino e nell’adolescente, da questo tipo di trauma.
Messi fuori strada dalla leggerezza degli ammiccamenti con cui si parla delle Lolite, delle Noemi e delle “avventure” di maschi alla ricerca di esperienze fuori dal comune, molti sono gli uomini (e le donne) che
sembrano non rendersi conto oggi della gravità delle ferite che segnano, a volte per sempre, i minori vittime di un abuso. Difficile per me non pensarci di fronte ad un uomo come Polanski: autore insieme di film straordinari e di azioni che hanno danneggiato pesantemente, con una leggerezza inammissibile, un essere umano che era allora indifeso davanti a lui. Punirlo (e curarlo) è necessario, dunque. Soprattutto se,
come sembra, lui sta tentando oggi di sfuggire al giudizio degli uomini oltre che a quello della sua coscienza.
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