Addio al liberalismo- 07.06.12
È da mesi che non sento la parola «liberale» pronunciata da Berlusconi ed è giusto che non la pronunci perché il programma che presenta all’Italia è la brutta copia delle ossessioni della Lega Nord. Si parla solo
di chiusura delle frontiere e cacciata degli stranieri indesiderati. Ma chi decide se uno straniero è desiderato o no? Forse il suo stipendio?
Cristiano Martorella
Berlusconi ha detto, giovedì, che a Milano a girano troppi neri, che Milano sembra “una città africana”. Che nessun africano è arrivato da noi da quando Maroni ha iniziato i suoi respingimenti. Felice di questa sua adesione alla deriva razzista della Lega, Bossi ha scherzato coi giornalisti. “Se di donne ne ha tante, ha detto, potrebbe passarne qualcuna a noi” anche se (ha aggiunto Calderoli) a noi “più di Noemi” piacciono le lombarde. O le padane. L’idea proponendo di un ritorno ai tempi in cui si parlava di donne e di schiavi (africani) a corte ed in cui una società feudale temeva il liberismo della borghesia: pronta già a sostituire la meritocrazia dell’impresa alla staticità della casta nobiliare limitando l’autorità “sacra” del re, chiedendo libertà di stampa e abolizione della schiavitù. Su linee rinnegate oggi da Berlusconi e dai suoi vassalli (e valvassori e valvassini) per cui la bellezza femminile è di nuovo merce da gustare con gli amici e l’africano un essere umano inferiore.
Pensiamoci bene. Quello contro cui votiamo oggi non è il liberismo è un ritorno, pericolosissimo, al feudalesimo.
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