Uccidere con gli psicofarmaci- l’Unità 14.12.09
Metà degli immigrati nei Centri di Identificazione e Espulsione è sotto psicofarmaci e l’abuso di queste sostanze nelle carceri è, a dir poco, allarmante. Non si ha il diritto di essere informati sugli effetti collaterali, i foglietti illustrativi restano in infermeria. Somministrati con la forza i farmaci sono diventati un’arma.
Davis Fiore
Gli psicofarmaci sono nati per curare i disturbi psichiatrici, alcuni dei quali vengono in effetti alleviati con l’uso, in dosi corrette, dei tranquillanti maggiori (i “neurolettici”) la cui utilità è stata ampiamente accertata in tutto il mondo. Quella cui stiamo assistendo in questi anni, tuttavia, nelle carceri italiane e nei centri di identificazione ed espulsione per gli immigrati è una diffusione drammatica e ingiustificabile dell’ uso di questi e di altri psicofarmaci per scopi che sono contenitivi, non terapeutici. Del tipo camicia di forza chimica. Senza curarsi del contributo che così si dà alla crescita degli incidenti mortali: Giuseppe Uva, Manuel Eliantono, Hassam Nejil sono nomi che non arrivano neppure agli onori della cronaca e che dovrebbero essere sbattuti in prima pagina, invece, per chiarire a tutti come, in questo povero paese, gli
psicofarmaci siano usati contro (e non per) gli emigrati e i detenuti. Uccidendoli. Ignorando l’articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Con l’avallo triste degli psichiatri che non hanno la
forza (la dignità) di comportarsi da medici.
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