La mignottocrazia di Paolo Guzzanti- l’Unità 05.03.11
I responsabili. I disponibili. I puttanabili. Ma il meglio è Paolo Guzzanti che, dopo aver tuonato contro lamignottocrazia, incapace di star fuori dal magna-magna, è tornato a farne parte. Come per il conte Ugolino possiamo dire che «più che l’onor poté il digiuno».
Viviana Vivarelli
Le mignotte di mignottocrazia hanno fatto carriera, Guzzanti ce l’ha spiegato con un libro di successo, utilizzando la capacità di sedurre il Capo con la bellezza del loro corpo. Gli intellettuali che fanno sostanzialmente la stessa cosa utilizzando la loro abilità di giornalisti o di uomini di spettacolo per fare e chiedere favori allo stesso Capo non meritano, tuttavia, secondo Guzzanti, di essere giudicati nello stesso modo. Il corpo della donna è, infatti, un bene deperibile che qualifica per sempre come mignotta quella che lo usa anche una sola volta mentre deperibile non è mai l’intelligenza superiore del maschio: quella che consente a chi la “mette in vendita” di sentirsi superiore a quello che pensa di averla “comprata”. Misoginia? Sogno? Paura di guardarsi dentro? Ai posteri (o ad uno psicanalista capace) l’ardua sentenza. Agli altri, che in vario modo potevano sentirsi suoi amici, un po’ di malinconia per la sfiducia profonda nella politica, nel giornalismo e nelle cose del mondo che comunque trapela da questa ennesima “conversione” di un uomo che aveva sempre amato dirsi e sentirsi “libero”
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