Cari fratelli emigrati- l’Unità 08.07.09

Cari fratelli emigrati- l’Unità 08.07.09

Luglio 8, 2009 2001-2010 0

Care sorelle e fratelli immigrati in Italia o che state per venire, i padri della Chiesa da sempre hanno affermato che «una legge ingiusta non è una legge, e disobbedirle è un dovere». Per questo sono pronto a pagare qualsiasi prezzo penale per la mia disobbedienza, anzi, al più presto mi autodenuncerò all’autorità giudiziaria per «istigazione a delinquere» e «apologia di reato». Benvenuti fratelli!
DON VITALIANO DELLA SALA

Il Vaticano, ci viene detto, non può prendere posizioni ufficiali su una legge varata dal Parlamento italiano. Non fu così quando si parlava di fecondazione assistita, di coppie di fatto o di testamento
biologico ma quelli erano temi «eticamente sensibili» e il reato di clandestinità non merita (come le leggi razziali del 1938) questa qualifica: anche se qualcuno dice che la mancanza di reazioni ufficiali di fronte
alla legge contro i clandestini dipenda dal fatto che con questo governo il Vaticano ha trovato accordi importanti sulle scuole private. Quello che più conta, tuttavia, è che il Vaticano non è la Chiesa, la Chiesa è
l’insieme dei fedeli che si riconoscono in Cristo, non la segreteria di stato. «Il mio regno non è di questa terra» ha detto Gesù che si sarebbe riconosciuto in queste parole di Don Vitaliano (e di Marchetto e di tanti altri) più che nella diplomazia della Curia e di cui possiamo pensare sicuramente che sarebbe stato in prima fila per abbracciare quelli che arrivano laceri, assetati e affamati da un lungo viaggio per mare (dall’Africa) o per terra (nascosti nei Tir che vengono dall’Est).

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