Chi ha paura delle procure- l’Unità 23.04.09
Ha ragione il Presidente del Consiglio: come possiamo dedicare contemporaneamente il nostro tempo alla ricostruzione e all’accertamento delle responsabilità di chi ha costruito con sabbia e plastica espansa
(e di chi ha chiuso un occhio) e venire incontro alle richieste di chi ha
perso tutto e invoca verità e giustizia? Non è possibile.
Renato Pierri
A Napoli, al tempo dei rifiuti, Berlusconi accusò la Procura di rallentare l’intervento del Governo. Oggi, a l’Aquila, si muove sulla stessa lunghezza d’onda dicendo che bisogna ricostruire le case ma non i fatti (i reati) che le hanno rese così vulnerabili. Il coro dei giornalisti al seguito di questo moderno e machiavellico principe lo aiuta esaltando il suo ottimismo e sorvolando sulla gravità di queste dichiarazioni. Esponente neocon di un capitalismo selvaggio, Berlusconi piange accanto alle vittime ma si sente naturalmente vicino a chi, fidando nella buona sorte (“proprio qui doveva venire il terremoto?”) ha puntato sul profitto invece che sulla sicurezza. Vicino a tutti i costruttori lui si è dimostrato del resto cancellando le norme sul carcere per chi non si cura della sicurezza nei luoghi di lavoro. In un paese in cui tutti dovrebbero essere uguali di fronte alla legge le Procure sono naturalmente scomode per chi crede in una economia trainata da chi ha i soldi e li investe (o li muove), non da chi lavora. Che deve comunque stare al suo posto. Obbedendo, rischiando e, possibilmente, applaudendo.
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