Diceva Eduardo: i matti non si devono contraddire- l’Unità 23.06.03

Diceva Eduardo: i matti non si devono contraddire- l’Unità 23.06.03

Giugno 23, 2003 2001-2010 0

Caro Cancrini,
quella delle cannonate contro le carrette del mare che trasportano gli immigrati mi sembra davvero l’ultima sponda per il buonsenso dell’uomo comune. Bossi tuona e il Ministro della Giustizia Castelli mormora, come un tempo il Piave, che lo straniero non passa, non deve passare, ricordando i seicentomila morti della prima guerra mondiale
che si rivolteranno nella tomba, credo, di fronte a questo tipo di commemorazione.
Impallidisce Haider di fronte a tanta inciviltà e quella che torna, almeno per me, è l’eterna domanda. Sono pazzi? Andrebbero curati? E se non sono pazzi, cosa si dicono la sera quando si lavano i denti e lo specchio restituisce loro l’immagine della loro faccia e il ricordo di quello che hanno detto durante il giorno? Che idea ha del popolo Bossi se dice, come dice, che lui altro non fa che interpretarlo il popolo? E un’ idea così, un’idea di essere lui l’eletto che esprime il desiderio comune è o no il sintomo di una malattia mentale? E Calderoli, quello che parla di ministri che dovrebbero sparare e non lo fanno come di persone che vogliono fare il medico e hanno paura del sangue, dove lo mettiamo? C’è un posto per lui in
qualche clinica, c’è un farmaco in grado di ridargli un po’ di equilibrio? Vogliamo tentare o no per questi strani personaggi una qualche terapia d’urto del tipo di quella proposta da Jack Nicholson nel suo ultimo film? Ci starebbe bene o no uno psichiatra nel gruppo dirigente della Lega? O il problema è meglio prenderlo da un altro punto di vista, come se si trattasse davvero di un problema politico? Non fosse che l’espressione l’ha già usata Silvio il premier a Milano, quello che ti vorrei dire è che mi sento “basito”.
Franco Nep

Non è per niente facile definire la follia. Cercando di guardare un po’ da lontano (prendendo un aereo e guardando giù) quello che è di fatto il funzionamento sociale della psichiatria, una definizione molto generale di ciò che è giudicato folle in un certo contesto socio-culturale è regolarmente legato alla presenza di due caratteristiche fondamentali: l’illogicità dei comportamenti e dei discorsi e la debolezza personale e sociale di chi li esibisce. Se sei ricco e/o potente, se sei ben difeso dall’amicizia di persone ricche e/o potenti, la possibilità di essere considerato un problema psichiatrico diminuisce drasticamente, si riduce di fatto al manifestarsi di patologie organiche o talmente gravi da rendere indifendibile la persona. Come è accaduto con l’Alzheimer di Reagan, per fare un esempio. Mentre quelli che restano sempre molto al di sotto della visibilità psichiatrica per chi ha potere e/o ricchezza sono soprattutto i disturbi di personalità, quelli che si esprimono a livello di tratti del carattere. Di cui si può dire tranquillamente che possono addirittura contribuire al successo nel momento in cui la reazione che determinano a livello interpersonale e/o sociale è basato sulla condivisione e sulla complicità di
altri significativi.
L’esempio di Bossi è, da questo punto di vista, estremamente calzante.
Le frasi che tu riporti, pronunciate in un cabaret, avrebbero un effetto comico immediato delineando la caricatura dello spaccone non molto dotato dal punto di vista intellettuale che crede di essere chi sa chi.
Avrebbero una dimensione e un’eco di tragedia se fossero pronunciate da un uomo davvero in grado di provocare atti conseguenti alle parole che dice. Suonano, nel vaudeville quotidiano della casa delle libertà, come le mosse astute di un volpone della politica, deciso ad interpretare gli umori di quella strana setta di esaltati in camicia verde che lui chiama “popolo padano” e a preparare, con i toni forti delle dichiarazioni clamorose, la resa al tavolo degli incontri per una “verifica” che lo vedrà in veste di principale imputato.
Segnalano il prevalere franco della furbizia sull’intelligenza e la spregiudicatezza di una persona (di un gruppo di persone) abituata (abituate) a considerare del tutto irrilevanti i contenuti, decisivo e fondamentale il modo in cui le cose che si dicono tornano utili nel delicato equilibrio dei rapporti di potere. Che possono sostenere i giudici di Tangentopoli finché sostenerli serve a sgomitare per prendere il posto dei politici “corrotti” e attaccarli ferocemente, a scalata ormai compiuta; che possono indifferentemente attaccare Berlusconi e servirlo, poi, con illuminata fedeltà. Che possono avere qualsiasi idea su qualsiasi cosa se il fiuto animale da cui si sentono guidati in quella che loro pensano (dicono) che sia la politica indica loro che dirla sia (potenzialmente) vantaggiosa.
Rovesciando la tua domanda, potremmo chiederci a questo punto, per guardare in controluce la patologia che questo tipo di comportamento richiede, quali sono le cose che sarebbero difficili da sostenere (da portare avanti) da una ipotetica “persona normale” che si trovasse al posto di uno dei leaders leghisti nel momento in cui se ne escono con questo tipo di dichiarazioni. Ragionando, per esempio, sul come dire che bisognerebbe sparare con i cannoni o che ci si commuove troppo di quelli che muoiono in mare quando c’è tanta gente da noi che muore di traffico, chiede livelli di superficialità e di sadismo difficilmente compatibili con l’immagine di Sé della persona equilibrata. Tornando a casa e incontrando lo sguardo di un figlio “normale” il nostro ipotetico leader “normale” si sentirebbe sprofondare, credo, e comincerebbe a smentire, a dire che aveva scherzato, che chiamerà subito perché il giornale rettifichi, che sfiderà a duello, prenderà a schiaffi o citerà in giudizio chi, attribuendogli dichiarazioni di questo tipo, “sporca” l’immagine sua e della gente che lo ha votato.
Serve una tendenza istrionica di notevole entità per riuscire a godersi in pace l’applauso dei propri interlocutori più chiassosi e più malati nascondendo a se stesso il fastidio o il disagio di quelli che assistono senza colpa ad una caduta di stile così grossolana. Serve un’educazione forte al culto della propria immagine e una fiducia senza limiti nella propria presuntuosa supponenza per potersi
permettere senza deprimersi, senza pensare ad un onorevole suicidio per vergogna, una esplicitazione così aperta e sgradevole del proprio Sé grandioso. Serve una patologia seria del senso morale per poter dormire senza problemi e senza rimorsi dopo aver guardato in Tv, sapendo di aver detto cose di questo genere, le facce degli emigrati salvati da un naufragio e i corpi di quelli che non ce l’hanno fatta a salvarsi. Proponendo l’idea di una patologia evidente, mi pare, per tutti i personaggi di cui tu parli nella lettera e di quelli che debbono una loro fuggevole notorietà solo al coraggio di approvarli e di applaudirli come la leghista di Lampedusa che dice che Bossi ha ragione e che bisognerebbe ammazzarli tutti, gli immigrati che arrivano dal mare per invadere la “sua” isola.
Aprendo un problema di non poco conto per le sorti della democrazia in un paese che è il nostro.
Mi spiego meglio, forse, dicendo che la democrazia prevede lo scambio e il libero commercio delle idee
fra persone che condividono alcuni punti di principio, scritti in genere nella carta costituzionale. Contraria
ai principi su cui si fonda il nostro stare insieme, il nostro votare per partiti diversi, il nostro prendere insieme il caffè dopo aver “litigato” anche violentemente in aula (perché ci arrabbiamo sulle cose dette
dall’altro ma riconosciamo comunque il suo diritto a dirle) frasi come quelle dette da Bossi e dalla sua fan
di Lampedusa ci mettono di fronte ad un altro tipo di problema. Propongono situazioni inaccettabili,
per molti, dal punto di vista morale.
Non possono essere introdotte in una dialettica parlamentare o in un normale scambio di opinioni.
In un paese normale, affermazioni come quelle fatte da Bossi sui cannoni dovrebbero portare un ministro che ha giurato fedeltà alla costituzione alle dimissioni o alla destituzione. Il solo proporlo viene presentato però, oggi e qui, come un modo di alzare il livello dello scontro. Dire che si tratta di affermazioni fatte da un uomo che ha la mente fuori controllo diventa, a questo punto, abbastanza rassicurante. I matti, diceva Eduardo, non debbono essere contraddetti

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