Droga: la «proposta» di Fini e il mondo alla rovescia- l’Unità 29.09.03

Droga: la «proposta» di Fini e il mondo alla rovescia- l’Unità 29.09.03

Settembre 29, 2003 2001-2010 0

È un mondo alla rovescia, il nostro. È un mondo dove don Benzi afferma che la cannabis «può produrre più danni dell’eroina». È un mondo in cui il presidente della Camera, on. Casini, ragiona intorno a fenomeni sociali di amplissime dimensioni non da politico ma da (sic!) padre di famiglia. È un mondo dove il principio educativo e terapeutico non ha spazi.
Per gioco, facciamo una simulazione volendo seguire la proposta dell’on. Fini.
In carico ai Sert attualmente ci sono circa 140.000 che in una logica cara alla destra italiana dovrebbero finire presso centri terapeutici. Volendo ragionare per difetto, e dando per scontato che giovandosi di illusionisti e ipnotizzatori si riesca a convincere 100.000 ad entrare in comunità, il costo per lo Stato (notoriamente in bolletta) sarebbe di 2.400 miliardi di vecchie lire (annui). Insomma una piccola manovretta finanziaria. Ma poi c’è l’indotto che inevitabilmente si creerà volendo punire anche i consumatori di cannabis. E in questo caso le cifre aumentano. Sulla base di un calcolo modesto (diceva
Woodhouse) potremmo almeno triplicare la cifra poc’anzi riportata. La manovretta diventa manovra. E poi c’è un sommerso che riguarda gli adulti (perché le sostanze ci giocano, di questi tempi, un po’ tutti), adulti ben inseriti che fanno gli operai o gli avvocati, i politici o i medici, i giornalisti o i corniciai che farebbe della nostra manovra finanziaria una «manovrona». Infine ci sono i consumatori di sostanze legali
i quali non tollererebbero di rimanere fuori da questa corsa alla terapia salvifica. E, in Italia, purtroppo per l’attuale governo i consumatori problematici di sostanze alcoliche sono parecchi.
La manovrona diventerebbe buco di bilancio tanto caro a Tremonti.
Fine del gioco, torniamo alla realtà (poliziesca).
La mirabolante proposta di Fini (se verrà realmente avanzata) si concretizzerà (per carenza di risorse economiche non di voglie e desideri) in una gigantesca criminalizzazione di tutti coloro che, a titolo diverso e per ragioni diverse, usano sostanze, si badi bene, illegali. Non ci saranno risate a seppellire questo ridicolo governo ma solo aumento di sofferenze per chi ne ha già di sue o di problemi per chi non
ne ha ancora.
È proprio un mondo alla rovescia.
Achille Saletti, presidente
Comunità Saman

Mi viene sempre da pensare, quando sento parlare dei politici che si richiamano a posizioni di destra in tema di droga e tossicodipendenza, ai salotti delle signore bene: bene intenzionate e bene pensanti per cui la droga è un male (brivido) da cui tenersi lontane loro e tenere lontani i loro figli. A tutti icosti e con ogni mezzo, perché quando con nettezza si sa cos’è bene e cos’è male le posizioni sono sempre chiare ed estreme. Basate sul concetto della tolleranza zero così cara a Castelli per ciò che riguarda i giudici che non la pensano come lui ed estesa di recente, visti i successi ottenuti nella prima campagna, anche ai tossicodipendenti, ai consumatori e a tutti coloro che, come te e come me, pensano che se uno arriva a usare droghe o ne diviene dipendente ha dei problemi, forse, su cui va avvicinato e aiutato. Il concetto di tolleranza zero piace particolarmente, infatti, proprio alle signore bene, tutte case e famiglia che spiegano sempre gli errori dei propri figli con le amicizie cattive che li rovinano. Che affermano e difendono il loro perbenismo, alla fine, proprio così: dichiarandosi piene di orrore e di risentimento di fronte ad un problema di cui non sanno nulla e nulla vogliono sapere.
Uomo politico intelligente e accorto quale sicuramente è, si rende conto Fini del fatto che questo è il pubblico cui egli di fatto si rivolge? Facendo proprio il suo disprezzo per quelli che loro chiamano i drogati e dimenticando però che questi ultimi sono prima di tutto persone con cui si deve avere la voglia e la pazienza di lavorare, chiedendo loro che pensano di quello che noi loro pensiamo di proporre. Che non possono essere “mandate” nei Centri ma eventualmente convinte ad andarci con le loro gambe. A cui è importante dimostrare rispetto e interesse autentico (per la loro salute e per la loro vita se siamo medici o, comunque,
operatori sanitari) anche nella fase in cui non se la sentono, non ce la fanno, non decidono di tentare di smettere. Per motivi da approfondire comunque con loro: ascoltando e parlando, mettendosi in gioco come fa un essere umano che si incontra con altri esseri umani che vivono un momento di difficoltà. Avrebbe il coraggio, Fini, di dire le cose che dice parlando con gli operatori che lavorano per le strade e nei Ser.T., nelle Comunità Terapeutiche e nelle strutture a bassa soglia? Io credo proprio di no, anche se so che si è presentato qualche volta a San Patrignano, il luogo in cui questo tipo di discorso trova ancora una qualche udienza all’interno di una struttura incapace di aprire una qualsiasi forma di dialogo con tutte le altre e capace, invece, di alimentare le fantasie politiche di una destra che la ripaga donandogli, da una posizione di governo, tutti i soldi che nega alle altre strutture di sostegno e di terapia: destinando a San Patrignano, in particolare, l’intera disponibilità del Fondo Nazionale per la Droga. E credo gli farebbe bene, invece, perché avrebbe l’occasione di capire che chi si oppone alle cose che lui dice non parte dalla posizione preconcetta di chi da sinistra ce l’ha con lui, con Berlusconi o con Craxi, ma dalla esperienza diretta del lavoro con le persone che stanno male oltre che , in modo indiretto, dallo studio della letteratura sull’ argomento. Una letteratura che esiste e che permette, oggi, di considerare le iniziative da assumere a livello dei servizi da un punto di vista scientifico oltre che da un punto di vista
etico o politico. Anche se la Casa delle Libertà e i suoi consulenti di San Patrignano continuano a muoversi come se questo punto di vista più scientifico (che non è di sinistra) non esistesse. Gridando ai quattro venti “noi sì che siamo davvero contro le droghe perché, come vedete, usiamo (o useremo se la nostra legge passerà) la tolleranza zero” contro i tossicomani e i consumatori e dimenticando, senza alcun tipo di imbarazzo, il fatto per cui nessuna esperienza seria e documentata, nessuna ricerca scientifica degna di questo nome permettono di ritenere che questo loro atteggiamento sia davvero utile. Perché la ricerca dimostra, invece, che questo tipo di atteggiamento diventa, se sostenuto da una legge, paurosamente controproducente. Mettendo sullo stesso piano quelli che hanno bisogno di cure e quelli che sfruttano il loro star male, infatti, il risultato che si ottiene è inevitabilmente quello di allontanare le persone con problemi di droga dai servizi.
Guardando all’azione concreta di un Governo come quello guidato da Silvio Berlusconi, del resto, “the best political leader in Europe and in the world” (come si insegna oggi in alcune scuole italiane) quello su cui Fini dovrebbe riflettere è il modo in cui, con tutta una serie di provvedimenti concreti, quella che si è agevolata concretamente è l’attività delle organizzazioni criminali che hanno in mano i traffici di droga in Italia e nel mondo. Risolvendo per loro il problema del riciclaggio con una legge che permette il rientro dei capitali illegalmente esportati all’estero e con una legge che rende ancora più difficili di quello che già sono le rogatorie sulle movimentazioni di conti bancari all’estero. Ed attaccando qui da noi con un atteggiamento inaccettabile, una categoria, quella dei magistrati attivi nelle procure, che ha costituito un argine fondamentale, negli anni ’80, alla diffusione dell’eroina in Italia, in Europa e nel mondo.
Di droga soprattutto si occupò Falcone, infatti, e su questo ottenne i suoi successi più importanti dall’interno di una convinzione morale, di un coraggio e di una onestà di posizione di cui possiamo dire oggi con sicurezza che furono “antropologicamente diverse” da quelle esibite oggi da uomini come Berlusconi e come Castelli. E da cui sarebbe giusto partire, per un uomo davvero perbene, per parlare di “tolleranza zero”: nei confronti di chi trafficando si fa ricco sulle spalle delle sue vittime, però, e non di queste ultime.
C’è un altro aspetto preoccupante, tuttavia, in queste esternazione sulla nuova legge. Riguarda, caro Achille, la mancanza assoluta dei riferimenti alla realtà attuale, la povertà di informazione alla base di una polemica sullo spinello nel momento in cui il vero pericolo per i nostri adolescenti è quello legato alle pillole (che vengono) “calate” in discoteca o nei raves.
Datata e sostanzialmente sciocca, la ripresa dei discorsi sulla presunta pericolosità dell’haschisch ne ignora (difetto di informazione? paura che le signore perbene se ne scandalizzino?) l’uso terapeutico sempre più diffuso e la sostanziale, più volte verificata, innocuità. Ed essa serve ad oscurare tuttavia, a mettere in secondo piano la segnalazione, sempre più precisa, di una pericolosità reale
dell’extasis e delle altre pillole: di cui si sa oggi che sono responsabili, oltre
che di tanti incidenti del sabato sera, di morti e di lesioni cerebrali probabilmente irreversibili.
Possiamo concludere davvero, come tu suggerisci, che il nostro è “un mondo alla rovescia?”. Il mondo che si rispecchia nella proposta di legge così urlata da Fini, mi viene da risponderti, lo è sicuramente. Quello
che abbiamo il dovere di pensare, tuttavia, è che una proposta come questa diventerà legge solo se anche noi lo permetteremo: noi che con queste persone lavoriamo ogni giorno e che abbiamo il dovere, prima che il diritto, di far sentire la loro e la nostra voce.

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