Eluana e Gilberto- l’Unità 30.01.09
Quando ero piccolo, avevo un fratello, Gilberto. Si era ammalato di paralisi progressiva. Era ridotto ad una larva. Magro e pallido. Anche peggio di Eluana. Gilberto passava il tempo a tremare. Quando è morto tutti hanno pianto. E darei tutto quello che ho per averlo ancora vicino anche se sdraiato nel letto a tremare tutto il tempo.
Angelo Mandelli
Da medico ho seguito da vicino, in ospedale ed in casa, gli ultimi momenti di molte persone e quello che vorrei dirti, caro Angelo, è che la cosa più difficile è stata sempre per me quella di capire e rispettare quello che chiedevano: parlando o tremando, gridando o lasciandosi andare. Alcune di loro, come forse Gilberto, chiedevano di vivere anche solo un minuto di più, anche fra sofferenze grandi. Altre, come forse Eluana, chiedevano altro, volevano pace, sentivano arrivato il loro momento e volevano solo che ci si fermasse. Quello che penso di averne imparato, caro Angelo, è la necessità, per tutti, di una cultura della morte basata sulla condivisione e sul rispetto e di una apertura mentale che ci consenta di non cercare nelle esperienze, più o meno straordinarie, che ognuno di noi fa nella vita risposte da applicare in tutte le altre situazioni. È su un ragionamento come questo che dovrebbe basarsi, a mio avviso, la legge sul testamento biologico e, soprattutto, una formazione seria del medico su questi temi. E grazie comunque di averci parlato in questo modo di te e del tuo dolce fratello.
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