I tanti modi della libertà di cui vorrei parlare a un figlio- l’Unità 10.12.01

I tanti modi della libertà di cui vorrei parlare a un figlio- l’Unità 10.12.01

Dicembre 10, 2001 2001-2010 0

Caro Cancrini,
viviamo tempi in cui è sempre più difficile capire su quali valori si può basare l’educazione di un figlio. Gli ideali religiosi sono sempre più lontani e la religiosità delle politiche, di una certa politica ideologica del passato non esiste più. Parole come “etico” e “giusto” sono sempre più difficili da interpretare in modo univoco. La guerra ci mette, di suo, un clima terribile, una confusione spaventosa di clamori e di affermazioni esagerate.
Diritto-dovere di ogni genitore dovrebbe essere ancora quello diproporre ai figli messaggi semplici sulle cose in cui credere. O no?
E ti chiedo allora: c’è almeno un diritto assoluto, un valore indiscutibile di cui parlare ancora oggi.
Parlando ad un figlio, tu da dove cominceresti?
Franca Tarantin

Tutto sommato, la cosa più importante da trasmettere ad un figlio mi sembra l’amore per la libertà. Con tutta una serie di precisazioni e di distinguo, però, perché non basta dire “liberi”: occorre chiarire, parlando, da che cosa bisogna essere soprattutto liberi.
La prima libertà da cercare per sé e per gli altri, gli direi, è la libertà dal bisogno. Su questo punto, credo, Marx continua ad avere ragione. Sul piano sostanziale, infatti, la libertà non è mai quella di chi è autorizzato a gridare, protestare o attaccare: la libertà è quella di chi è in grado di avere ciò di cui ha
bisogno per vivere ad un livello compatibile con gli standards della cultura e della società di cui fa parte. Quelli che devono essere tutelati perché lui sia libero sono i suoi diritti di persona. Il che vuol dire, sul piano politico, che la libertà di tutti o del numero più alto possibile di persone non è affatto assicurata nei paesi in cui si va a libere elezioni. Libertà resta, anche lì, un obiettivo difficile e faticoso.
La seconda libertà da cercare, gli direi, è la libertà dai condizionamenti interni. Il nostro carattere e la nostra personalità sono segnati in modo forte e largamente non consapevole dalle nostre esperienze precoci. La salute mentale è, secondo Freud, capacità (libertà) di godere e di fare. I limiti con cui ci scontriamo vivendo, facendo del male a noi ed agli altri, sono limiti che debbono essere, superati se vogliamo davvero sentirci liberi. Imparando ad ascoltare l’altro, prima di tutto, perché l’ascolto è capace di sfrondare molti pregiudizi, di disinnescare molta aggressività, di superare molte distinzioni, basate sulla paura e sulla stupidità, fra amici e nemici, buoni e cattivi, bianchi e neri, scismatici e ortodossi. Comunque si guardi alla storia del genere umano, gli direi, guerre e violenze sono state sempre fondate sulla scelta di chi non ascolta l’altro (gli altri) ragionando su degli stereotipi ed evitando l’incontro con le persone.
In tempi di guerra come quelli che stiamo purtroppo vivendo ancora una volta, gli direi, muoversi in questa direzione può essere molto difficile. Prendere atto dei conflitti e delle ragioni che li sostengono
cercando soluzioni equilibrate è l’unico modo, tuttavia, per ragionare davvero in termini di pace. E la pace è davvero la premessa indispensabile di ogni possibile libertà. La terza libertà da cercare, gli direi, è quella dai condizionamenti legati alle pressioni sociali e alla ideologia, allo stupidario delle abitudini o alla promozione dei progetti commerciali. Siamo sottoposti ogni giorno, gli direi, ad una serie praticamente infinita di messaggi, sopra e sottoliminali, volti a ottenere il nostro interesse (prima) ed il nostro consenso (poi). La merce più pregiata del mondo moderno, gli direi, resta il cervello dell’uomo, la sua possibilità di orientarsi in un modo o nell’altro. Essere liberi dai condizionamenti vuol dire, da questo punto di vista, restare o diventare padroni di sé stessi. Anche se c’è un prezzo alto da pagare in questa direzione,
fatto di solitudine e di paura del proprio orgoglio.
La quarta libertà da ricercare, gli direi, è la libertà della ricerca. La curiosità per noi stessi e per quello
che ci circonda è il vero motore della nostra vita. Viviamo, di fatto, esplorando il nostro mondo interno e la realtà esterna di cui esso è specchio, deformante e fedele insieme. Cresciamo nel dubbio e soffriamo ogni giorno di più il nostro non sapere mai abbastanza. Libero era Socrate che sapeva di non sapere, non la persona presuntuosa che pensa di sapere molto. La quinta libertà da cercare, gli direi, è la libertà dal (bisogno del) successo. Il successo si paga, sempre, in termini di rinuncia dolorosa alla propria libertà e maturità personale. Chi cresce e ottiene il successo, particolarmente in politica, particolarmente nella politica – spettacolo di oggi è una persona che parte, spesso, da una paurosa difficoltà di stare con sé stesso, d’essere sé stesso. Occupare posti di potere significa, quasi sempre, essere circondati da persone che hanno atteggiamenti servili e che solleticano, amplificandoli, i bisogni narcisistici di chi comanda. La
disarmonia personale è una caratteristica comune degli uomini potenti. L’arbitrio di cui fanno sfoggio è la prova più evidente della loro mancanza di libertà.
L’ultima libertà da difendere, gli direi, è la libertà dalla passione o dalle passioni estreme. Un uomo come Taormina, un uomo che si esprime come Taormina è la negazione dell’idea stessa di libertà.
Molto al di là dei danni che posizioni come le sue possono provocare ad altri il problema grave, infatti, è la sua mancanza assoluta di libertà personale nel momento incui esibisce con tanta paurosa ingenuità il bisogno di essere notato e di avere comunque ragione: da Aldo Biscardi al processo del lunedì o in Parlamento. Più in generale, del resto, mantenere la calma ed un minimo di equilibrio può essere difficile quando si fa parte di un gruppo che attraversa fasi di tensione forte.
Può portare, ancora una volta, a livelli di solitudine dolorosa, può destare aggressività e incomprensioni gravi ma serve, alla fine, per restare sé stessi. Per riconoscersi e per volersi bene al termine di una giornata, di una stagione o di una vita.
L’ultima cosa che consiglierei ad un figlio è la diffidenza di fronte a quelli che si riempiono la bocca della parola libertà senza chiarire da che cosa voglion essere liberi. Sono persone la cui arroganza nasconde spesso una paura infantile. Incapaci di capire, soprattutto, cha la libertà è una conquista da difendere con pazienza nel corso della vita, non un dono che loro avrebbero avuto e che vorrebbero, loro, fare agli altri. A chi ti parla di libertà (o di casa delle libertà), gli direi, chiedi sempre di specificarti che cosa esattamente vuol dire parlando di libertà, in quel momento concreto della vita e della storia in cui si trova immerso. Giudicalo, gli direi, dal livello, dalla problematicità e dallo spessore della sua risposta, prendi posizione di fronte a lui basandoti sul giudizio che dài dei suoi argomenti.

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