Il delicato equilibrio della nostra vita sessuale- l’Unità 08.09.03

Il delicato equilibrio della nostra vita sessuale- l’Unità 08.09.03

Settembre 8, 2003 2001-2010 0

Illustre Prof. Cancrini,
mio nipote B. (figlio di mio fratello) è sessualmente impotente. La scarsa tumescenza del suo organo genitale durante il rapporto sessuale non gli consente di coire. Per conoscere la causa della propria impotenza si rivolge a un noto andrologo. Questi, dopo avergli fatto fare alcuni esami, dichiara che la «disfunzione erettiva» di B. non ha «una base organica». Per tale ragione gli consiglia di andare da un psicologo-psicoterapeuta il quale, dopo la prima seduta, afferma che B. è sessualmente impotente perché la sua personalità è «strutturata narcisisticamente». Lo psicologo-psicoterapeuta, dopo un anno di «psicoterapie», non è stato capace di risolvere il problema afflittivo di B.
Ora B., dietro consiglio del suddetto andrologo, assume, prima del rapporto sessuale, il viagra. Tuttavia l’assunzione di questo farmaco, se non è supportato dal desiderio sessuale, non provoca l’erezione del pene. La scomparsa del desiderio sessuale rende inefficace il viagra. Che fare?
Perché B., il quale è un aitante giovane di 26 anni, è impotente? La mia risposta è: perché ha incosciamente paura del rapporto sessuale e, più precisamente, perché nella donna (in ogni donna) vede inconsciamente la propria terribile madre ipocondriaca ed iperprotettiva la quale, ancor oggi che egli ha 26 anni, proietta su di lui le proprie preoccupazioni e, di conseguenza, continua ad esprimerle quotidianamente con: «Taglia la carne a piccoli pezzi… mastica bene… prima di mangiare bevi un bicchiere d’acqua… metti la maglia pesante perché fa freddo…togli la maglia pesante perché fa caldo… non sollevare quel peso se non vuoi che ti venga l’ernia… non correre altrimenti sudi…». Una madre siffatta non può non produrre effetti devastanti nella psiche del proprio figlio. Anna Freud, in Conferenza per i genitori, ha dimostrato che madri come quella di mio nipote producono mutilazioni psichiche nei loro figli.
Che cosa è possibile fare per risolvere il problema di mio nipote? Dal punto di vista dell’umore egli alterna brevi periodi di serenità a lunghi periodi di fosca depressione. Attualmente assume piccole dosi di un psicofarmaco (di cui non ricordo il nome) prescrittogli da una psichiatra. Sicuro di ricavare una sua illuminate risposta, la ringrazio anticipatamente. R. M.

Il tema dell’impotenza sessuale di cui tu parli nella tua lettera è ancora oggi uno dei più controversi, nella ricerca e nella pratica della medicina.
Quello che c’è da dire, tuttavia, è che molto di queste controversie sono basate sul pregiudizio e sui lauti guadagni che esso a volte consente. Perché molti sono davvero gli imbrogli che si fanno ogni giorno sulla pelle degli altri e perché sintomi e problemi di questa delicatezza sono un campo particolarmente fertile per le illusioni di chi sta male, per i giochi e i raggiri di chi se ne approfitta.
Schematizzando molto, il dato da cui si deve partire, ovviamente, è quello per cui un certo numero di situazioni di impotenza è espressione sintomatica di una malattia del corpo. Disfunzioni ormonali e deficit neurologici possono incidere negativamente sul funzionamento dei corpi cavernosi rendendo difficile o
impossibile l’erezione. Cure appropriate di tipo farmacologico o chirurgico possono essere utili in questi casi. Due condizioni debbono verificarsi, tuttavia, perché questo accada davvero.
L’impotenza deve essere sistematica (deve verificarsi, cioè, in modo sostanzialmente indipendente dalle sollecitazioni emotive e della persona con cui la si sperimenta) e l’accertamento dei disturbi (ormonali o neurologici) alla base del sintomo deve avere dei riscontri obiettivi.
In tutti gli altri casi, e cioè nell’enorme maggioranza dei casi, quello cui ci si trova di fronte è un problema di ordine e di origine psicologica, inaccessibile al trattamento medico e farmacologico. Da affrontare utilizzando tecniche di intervento che tengono conto della sua origine e che vengono affrontati ancora molto spesso, invece, in modo del tutto improprio: estendendo, cioè, l’indicazione delle terapie mediche e somministrando a persone che non ne hanno bisogno testosterone o viagra, come è accaduto nel tuo caso. Con effetti nulli dal punto di vista del sintomo e con effetti negativi, a volte devastanti, sulla psicologia di persone che si sentono «ancora più impotenti» nel momento in cui il loro organismo non reagisce alle cure che hanno aiutato altri sentiti e percepiti come «meno gravi di loro».
Due osservazioni vanno fatte, a proposito di questa abitudine di tanti medici superficiali e incompetenti. La gran parte dei pazienti da loro male trattati (e maltrattati) non tornano da loro, prima di tutto, e non danno più loro delle notizie su quello che è successo perché quelli che tornano sono solo i pochi da loro davvero aiutati: un fatto che rende difficile, per loro, rendersi conto di quello che hanno fatto. Questo tipo di intervento, assai diffuso, in secondo luogo, muove interessi economici forti, dei medici e dei produttori di farmaci. Il che spiega, forse, perché ci sia tanto di scetticismo, di disinteresse e di ignoranza della psicologia, in questo e in altri settori di confine, da parte dei medici e dei produttori di farmaci che difendono, in fondo, il loro territorio: la loro possibilità di lavoro e di guadagno, il loro prestigio, il loro ruolo di esperti, veri o presunti, per tutte le questioni che attengono alla salute. Anche di quelle su cui
nessuno ha insegnato loro nulla perché di come si lavora in psicologia e in psicoterapia nessuno ha mai parlato con loro nelle università e nell’aggiornamento post-universitario: orchestrato e diretto dalle case farmaceutiche.
Siamo, come vedi, al problema più serio, quello della psicoterapia di cui tu dici che tuo nipote ne ha frequentata una per quasi un anno e di cui mi sembra corretto dirti che probabilmente tuo nipote ha ancora un bisogno importante. Un anno di sedute settimanali o quindicinali può essere molto poco, infatti, di fronte a un tipo di disturbo che affonda le sue radici in una esperienza infantile dimenticata (o rimossa) e che trae alimento continuo da una serie di esperienze negative che tendono naturalmente ad autoperpetuarsi per il circuito d’ansia che le suscita e che da loro viene rinforzato. Non tutti quelli che dicono di fare psicoterapia, d’altra parte, sono abilitati seriamente a farlo perché il pregiudizio diffuso sulla non scientificità di questa pratica e la diffusione di scuole non all’altezza (resa possibile, in questi ultimi anni, dalla mancanza di orientamenti culturali forti da parte del ministero che le riconosce) hanno immesso sul mercato non pochi professionisti di livello modesto e di esperienza incerta.
L’attività sessuale, caro R., è il risultato finale di un equilibrio estremamente delicato. Propone bilanci emozionali difficili fra piacere e tenerezza, capacità di amare e di accettare l’idea di avere bisogno. Ha implicazioni complesse relative al problema del potere nella relazione di coppia. Propone la necessità di una riflessione particolarmente attenta su chi la vive in modo alterato o disturbato. Chiede, quando ciò è possibile, di utilizzare l’aiuto di un partner intelligente e disponibile all’interno di quella che è comunque una relazione di coppia perché la coppia ha in sé risorse straordinarie e comunque superiori a quelle del
terapeuta che lavora da solo.
Chiede, soprattutto, una capacità di dimensionare il problema della sessualità: contestualizzandolo all’interno di una relazione che ha molti altri aspetti cui quello più propriamente sessuale è intimamente e spesso sorprendentemente legato. Come fece d’intuito duecentocinquanta anni fa John Hunter, un medico inglese particolarmente attento alle particolarità dell’impotenza per cui gli chiedeva aiuto un suo giovane paziente. Consigliandogli di continuare ad andare a letto con la donna che amava e con cui non riusciva ad avere rapporti sessuali in ragione della sua «impotenza» facendo prima a se stesso «la promessa di non aver nessun rapporto sessuale con lei per sei notti, quali che potessero essere le sue
inclinazioni e i suoi impulsi; circa quindici giorni più tardi, riferisce Hunter, egli mi disse che questa decisione aveva provocato un così totale cambiamento del suo stato psichico che l’effetto si era fatto sentire presto, perché invece di andare a letto con la paura di essere incapace, egli andava a letto con la paura di essere sopraffatto da un tale eccesso di desiderio che gli sarebbe stato insopportabile ciò che di fatto accadde; e sarebbe stato contento di abbreviare il termine; e una volta rotto l’incantesimo, la sua psiche e la sua potenza cooperavano; ed egli non ricadde più nel suo stato precedente».

PDF

About the author

admin:

0 Comments

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Lascia un commento