Il dramma del leader narcisista impotente come un Re Mida- l’Unità 21.01.02

Il dramma del leader narcisista impotente come un Re Mida- l’Unità 21.01.02

Gennaio 21, 2002 2001-2010 0

Caro Cancrini,
all’interno di un editoriale che ho apprezzato molto,
Furio Colombo stigmatizzava con ironia intelligente la pretesa di Berlusconi di fare tutto da solo.
Mi è capitato di ascoltare quel giorno stesso il Presidente del Consiglio nel momento in cui diceva che
il suo progetto era quello di utilizzare l’interim degli esteri per il tempo necessario a “riformare” un ministero che, nella sua opinione, andava profondamente riorganizzato e che sarebbe stato affidato in
seguito ad altri, meno competenti e/o affidabili di lui.
Mi sono chiesto a quel punto, che tipo di pensiero poteva esserci dietro ad una affermazione di questo
genere. Se a farla fosse stato qualcuno che non era una persona così importante, mi sono detto, avrebbe incontrato sguardi preoccupati.Qualcuno si sarebbe chiesto, forse, se era opportuno consultare uno psichiatra.
L’idea di poter riformare un Ministero guidandolo ad interim per qualche mese assomiglia a quella
di uno che pensa di spiegare a Todt ed a Schumacher come mettere davvero a posto la loro Ferrari dopo aver avuto la possibilità di studiare un ingrandimento della fotografia pubblicato dal Corriere dello Sport. E mi sono ricordato, pensandolo, che in effetti era sempre Berlusconi quello che aveva pensato di dover spiegare a Zoff il modo in cui avrebbe potuto vincere l’europeo.
Delle due l’una, mi sono detto a questo punto. Berlusconi va clonato e utilizzato per risolvere tutti i
problemi del paese (o del mondo) o Berlusconi è semplicemente un po’ fuori di testa.
Tu che ne pensi?
Io propendo per la seconda ipotesi anche perché se no mi sentirei molto depresso di fronte ai dubbi che
ho sempre su tutto. Perché a me sembra spesso, di essere molto imperfetto.
Ti prego, per questi motivi, di non pubblicare la mia firma. Io lavoro nella Sanità ma comincio a sentirmi a tutti gli effetti, oggi, un semplice dipendente della persona di cui parlo con tanto apparente coraggio.
Lettera firmata

Èsempre molto difficile fare diagnosi psichiatriche se non si ha modo di incontrare una persona, di parlarle, di esplorare le sue reazioni. L’analisi dei comportamenti di un politico è particolarmente complessa, d’altra parte, perché sempre incerta è l’obiettività di chi li riporta e li commenta. Un clima come quello che stiamo vivendo, infine, rende particolarmente impossibile la possibilità di ragionare serenamente sul problema personale ed umano che si nasconde dietro la facciata dei sintomi e/o dei tratti di carattere di un uomo tanto importante. Proporre una diagnosi psichiatrica per Silvio Berlusconi significherebbe, in queste condizioni, mettersi dalla parte di quelli che lo attaccano. Nel cuore di una mischia cui, in quanto psichiatra, non ho nessuna voglia di partecipare.
Fatte queste premesse, il problema posto dal collega è un problema sicuramente interessante da un punto di vista più generale ed astratto. Un gruppo in crisi, una società in crisi delegano frequentemente a
dei leader patologici poteri che vengono usati, abbastanza frequentemente, in modo ugualmente patologico. Persone segnate da un disturbo narcisistico di personalità in particolare sono dotate spesso di
una intelligenza notevole e di un grande fascino e sono chiamate facilmente a svolgere un ruolo di leader.
I processi di idealizzazione che sostengono la scelta di questo tipo di leader riguardano in modo sostanzialmente analogo i suoi elettori e i gruppi dei suoi sostenitori: persone che hanno strutture di personalità dipendenti trovano risposta al loro bisogno di aver un leader sentito come forte e persone caratterizzate dalla prevalenza di tratti narcisistici ma frustrate da insuccessi ripetuti si rispecchiano e si identificano anche loro in un leader forte: per vendicarsi dei loro nemici reali o immaginari. Finchè la nave va, ovviamente perchè nel momento in cui questo tipo di leader entra in crisi, di persone fedeli gliene restano sempre molto poche!
Libero ognuno di fare i riferimenti che crede, il conflitto di base della personalità narcisistica si esprime da questo momento in poi in modo estremamente ripetitivo. Dotato di una fiducia non comune in sé stesso e nelle sue capacità, il leader narcisista comincia naturalmente a prendersi straordinariamente sul serio: considerando immediatamente e stabilmente come legati alla persona e non alla carica che ricopre gli errori che gli vengono attribuiti e gli attacchi che è costretto a ricevere. Autentico e onesto nelle sue reazioni emotive, il leader narcisistico è prima di tutto, dunque, un leader passionale, profondamente coinvolto nella difesa di una immagine di sé su cui fonda tutto il suo equilibrio affettivo.
Con una conseguenza importante dal punto di vista pratico, però: perché le critiche rivolte al modo in
cui svolge le funzioni relative al suo incarico si trasformano naturalmente ed immediatamente, per lui,
in attacchi rivolti alla sua persona e perché i consensi si trasformano, con la stessa naturalezza ed immediatezza, in un alimento fondamentale del suo sé grandioso: un alimento di cui è difficile lui riesca un giorno a sentirsi sazio.
Il passaggio successivo del dramma che si mette in moto intorno a questo problema è quello legato all’idea del complotto. Giudizio senza sfumature, quello del narcisista è un giudizio che divide il mondo in buoni e cattivi e buoni sono solo, per lui, quelli che stanno dalla sua parte. Indipendentemente dai
contenuti, su cui di fatto non si discute più, il problema diventa quello delle logiche di schieramento. Quelli che stanno contro di me, infatti, sono tutti implicati in un complotto legato alle forze del male. Quelli che stanno dalla mia parte, invece, sono i difensori del bene.
Assai poco importanti sono, da questo punto di vista, le cose che vengono dette, gli argomenti di cui si discute. A volte accade, infatti, che il cattivo sia furbo, che racconti cose apparentemente giuste, che utilizzi argomenti apparentemente forti. Lo fa, se lo fa, per manipolare l’opinione pubblica, per imbrogliare chi non ha ancora chiaro in mente dove stanno di casa il bene e il male. Rinvigorita dalle critiche e dai consensi, la sicurezza del leader si fa ogni giorno più forte e si trasforma facilmente in disprezzo: affettuoso e paternalistico per quelli che stanno dalla sua parte “perché hanno bisogno di lui”, aggressivo e pieno di rancore per quelli che sono contro di lui “per invidia”.
Il problema successivo è quello della cosiddetta moralità. Una delle difficoltà maggiori di tutti i Messia
è sempre stata quella di far capire agli altri che, per esprimersi al meglio e nel loro stesso interesse, il
leader narcisistico non può accettare le regole che valgono per tutti gli altri. Interprete e messaggero del
bene da cui è direttamente ispirato, egli non può lasciarsi condizionare da questo tipo di limitazione. La necessità di condividere dei valori è una necessità degli esseri umani normali. Non vale per chi si sente
diverso e superiore. Non lo capisce chi non è in grado di capire. Non lo capisce o fa finta di non capirlo
solo chi è coinvolto nel complotto.
Il che ci introduce, in fondo, al cuore di un vero e proprio dramma personale: il capo narcisista è infelice e impotente, infatti, come il re Mida. Trasformando in oro tutto quello che tocca con le mani egli non può più cibarsi, infatti, del cibo di cui tutti abbiamo bisogno: l’empatia con gli altri esseri umani, il sentirsi con loro e come loro, lo scambiare con loro emozioni e sentimenti normali.
Il dramma, così stando le cose, non è un dramma da poco. La situazione in cui viene lasciato dall’avidità dei suoi e dall’ostilità degli avversari può diventare, infatti, assai dolorosa. Sviluppando in lui tendenze depressive (se le cose vanno bene) o aggressive (se vanno male). All’interno di un clima, tuttavia, quasi inevitabilmente, pesante egli finisce per sospettare di tutti, anche dei più fedeli dei suoi collaboratori. Se i suoi disegni non si realizzano, infatti, qualcuno deve esserci sempre che ne ha la colpa nè è sempre facile, per un narcisista, attribuire una forza sufficiente ad ostacolarli a dei nemici nei cui confronti sente un disprezzo tanto forte.
Il significato più semplice che mi sento di poter dare a questo insieme di riflessioni è legato al modo in cui trovarsi ad avere potere e responsabilità di leader costituisce un rischio estremamente grave per
una persona affetta da un disturbo narcisistico di personalità e per il buon funzionamento dei gruppi
che questa persona è chiamata a dirigere. Il modo in cui le patologie personali di un leader possono entrare in risonanza con la crisi di un gruppo o di un paese è argomento su cui varrebbe la pena, a mio avviso, di riflettere e di studiare molto seriamente. È davvero difficile dire oggi se problemi di questo genere si siano verificati o stiano per verificarsi nel caso del nostro attuale Presidente del consiglio . Lo dirà, un po’ più in là, forse, la storia del nostro paese.

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