Il governo, la droga e la strategia del silenzio- l’Unità 03.03.03
Caro Cancrini,
voglio essere breve ed ironico perché il tema che tratto è residuale rispetto ai venti di guerra e alle tragedie incombenti che dovremo affrontare.
Ho qui, davanti a me, l’elenco della consulta degli operatori e degli esperti delle tossicodipendenze che
dovrà supportare in termini di strategie e di pensiero (si auspica scientifica) le politiche governative in
tema di droghe.
È il trionfo dei don e delle comunità confessionali: finalmente si ritornerà all’elaborazione della cristoterapia, del trionfo della vita sulla morte, del volontariato sulla professionalità. Le poche associazioni
scientifiche italiane non sono rappresentate. Anzi, non sono proprio presenti.
In compenso abbiamo ben sette associazioni delle famiglie (non si riesce a capire chi rappresentino e a
che titolo) che in alcuni casi risultano propaggini delle predette comunità. Di laico è sopravvissuto poco.
La chicca però, lasciamelo dire, è sui Servizi pubblici che si occupano di dipendenze. Roma (megalopoli italiana con problematiche devastanti rispetto al carico di utenza e alla comprensenza di due carceri ad altissima densità tossicomanica) non ha un esperto. Palermo, Napoli, Bari, Torino, nulla di nulla.
Pare quasi che questa consulta abbia scoperto la piacevolezza di vivere da tossicodipendenti in provincia. Ed allora vai con il Sert di Palestrina, di Porto S. Giorgio, di Modena, Avezzano, Frosinone e, poteva mancare, Canicattì.
Una consulta ben equilibrata composta, probabilmente, da amici degli amici, dove il confronto e il dibattito non avrà motivo di esistere perché, tutti (quasi tutti) sono da anni perfettamente d’accordo. La
politica del gambero a fronte di una Europa che cerca nuove soluzioni. Per fortuna che inizia Sanremo.
Saluti.
Achille Galetti
Presidente Comunità Saman
La cosa più interessante, di fronte a questa ennesima prova di cattivo gusto da parte di un governo che pomposamente si richiama ad una casa delle libertà, è il tempo che c’è voluto per partorirla. Ci sono voluti quasi due anni per decidere chi dovevano essere i membri di una consulta incaricati di dare idee ai
ministri che si occupano di tossicodipendenza. Due anni che sono stati utili soprattutto per dimostrare come si può decidere di lasciare soli con sé stessi gli utenti e gli operatori, le famiglie e le forze dell’ordine che operano da tanti anni in questo settore. Lasciando che le cose andassero così male, forse, da rendere impossibile la convocazione di una consulta vera, capace di una lettura critica dei problemi e dei provvedimenti presi da un governo che non ha nessuna voglia di affrontare l’insieme dei problemi collegati alla diffusione delle droghe.
C’erano voluti ventanni di battaglie politiche, caro Achille, per rendere difficile quel movimento di capitali da un paese all’altro, dai paesi in cui si pagano le tasse ai paradisi fiscali, cui tanto naturalmente si collega il riciclaggio del denaro sporco. È bastato un anno di governo della casa delle libertà per annullare tutto quello che era stato fatto in questa direzione. Difendendo a spada tratta i soldi che gente come Previti e come Berlusconi stesso hanno trasportato e continuano a trasportare nelle Bahamas o nel Liechtenstain ; facilitandone senza problemi il rientro, ostacolando le indagini dei magistrati sui conti esteri, proteggendo dalla legge i buchi di bilancio da cui sono passati e continueranno a passare i soldi sporchi. Discorsi di questo tipo sembrano quasi fuori moda, ormai, ma chi ha letto studi e raccomandazioni dell’Onu sulle strategie da adottare nei confronti dei traffici di droga sa bene l’enfasi posta sul modo in cui la caduta dei controlli sul libero (e sporco) movimento della rendita finanziaria è da sempre l’ostacolo più grande con cui ci si incontra nel tentativo di evitare che l’eroina, la cocaina e le altre droghe illecite invadono un paese. Osservata da questo punto di vista, l’Italia:
(a) è di nuovo un paese aperto ai traffici come lo era trent’anni fa, prima che venissero celebrati i processi
voluti da Falcone e decise le norme antiriciclaggio che tanto danno fastidio a chi ci governa oggi;
(b) è di nuovo un paese che si muove in aperto contrasto con le indicazioni dell’Onu in tema di
lotta al traffico degli stupefacenti.
L’Onu, infatti, in quanto organizzazione sovranazionale è l’unico avversario temibile per quello che il pensiero unico occidentale e i fautori del neoliberismo continuano a considerare il comandamento fondamentale dell’uomo moderno: guadagna più che puoi e non preoccuparti più di tanto del modo in cui riesci a farlo. Dar retta alle indicazioni della «signora Morale» è indizio di ingenuità o di perbenismo, vizio cretino da cattocomunisti.
In tema di politiche nazionali, ugualmente, che altro ci si poteva aspettare da un governo di destra? Se sinistra e governi di progresso democratico vogliono dire in sostanza tentativo di ridistribuire il reddito tenendo conto dei bisogni di tutti e dedicando particolare attenzione a chi vive una condizione di emarginazione o di bisogno, destra e libertà di fare i propri interessi vogliono dire da sempre, anche nella cosiddetta casa delle libertà, tentativo di ridistribuire il reddito preoccupandosi di rinforzare il peso, il vantaggio e il potere di chi ne ha di più.
All’interno di uno studio proposto da una università australiana, il modo in cui regolarmente il tasso dei suicidi aumenta durante le guerre e con i governi di destra è stato documentato in modo ineccepibile e chi si occupa di tasso dei suicidi sa bene quanto esso sia influenzato dalla disoccupazione, dal basso reddito, dall’indebolirsi di quell’insieme di interventi che costituiscono, nel mondo di oggi, lo stato sociale. Nel campo della tossicodipendenza, il modo in cui Tremonti ha rastrellato i finanziamenti del Fondo Droga del 2002 per coprire i buchi della sua finanziaria 2003 è un’ottima indicazione del modo in cui ci si
preoccupa, nella casa delle libertà, dei problemi di chi di libertà ne ha poca: o meno, comunque, di quella garantita ai Berlusconi, ai Previti, ai Bossi e ai loro tirapiedi.
Il problema, alla fine, è che solo a sinistra si prova un interesse reale per i diritti negati di chi ha meno
possibilità di vivere come gli altri. Il che vuol dire, inevitabilmente, che il punto debole delle politiche di destra è sempre lo stesso, quello che riguarda le politiche sociali. Di cui, come avrai notato, non si discute più da quando governa Berlusconi. Che dedica un interesse naturale alle società di calcio e ai condoni fiscali, ai falsi in bilancio e alla possibilità di scegliere i giudici da parte degli imputati eccellenti, alle televisioni e al movimento internazionale dei capitali ma che avrebbe la sgradevole sensazione di perdere tempo (e denaro) occupandosi sul serio di anziani e minori in difficoltà, di tossicodipendenti e pazienti psichiatrici, di immigrati o di gente che sta davvero in carcere.
Di una differenza di questo genere fra il modo di pensare e di governare della destra e della sinistra, tuttavia, ci si accorge davvero? Piuttosto poco e comunque meno di quello che sarebbe utile e giusto, a mio avviso. In ragione del modo in cui stampa e televisioni riescono ad oscurare il problema di quello che sta accadendo nel campo dei diritti negati, prima di tutto. Ma in ragione, anche, della debolezza di una sinistra che, su questi temi, fa ancora davvero poco per ascoltare e rappresentare un disagio sempre più
diffuso. Per dargli spazio di confronto e voce di proposta. Per contrastare quella che è, di fatto, una strategia fatta di silenzio o di cattiva informazione.
La consulta di cui parla la tua lettera, caro Achille, è figlia naturale e quasi obbligata di questa situazione di fatto. Una destra che nel sociale vuole soprattutto non fare, una sinistra che non riesce a mobilitarsi su questi temi nel modo in cui, utilmente e correttamente, lo fa su altri. La consulta degli operatori delle tossicodipendenze non è il Consiglio d’Amministrazione della Rai ma è, anche lei, un pezzo importante di quel mosaico di funzioni e di responsabilità il cui funzionamento armonico è garanzia naturale di una
società democratica. Discutere dei criteri seguiti per nominarla e del modo in cui la sua debolezza sostanziale serve soprattutto a coprire il vuoto degli interventi in questo settore dovrebbe essere compito delle rappresentanze politiche. In Parlamento e nel paese dove non mi risulta, tuttavia, che un dibattito di questo tipo sia stato ancora proposto. «Altre cure sul cielo/alla Vergine Maria» cantava Carducci al povero Teodorico in fuga e altri problemi abbiamo noi oggi di cui occuparci. Di guerra e di pace, prima di tutto, ma anche, per fortuna, di Sanremo e di Rai, di padania e di consiglieri di An per aiutarci a ricordare meglio Marzabotto. Nel nome, sempre, di una grande, grandissima e spesso incontinente casa delle libertà o delle licenze.
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