Intellettuali con la schiena dritta- l’Unità 30.06.09

Intellettuali con la schiena dritta- l’Unità 30.06.09

Giugno 30, 2009 2001-2010 0

La bellissima lettera di commiato di Travaglio mi induce a pensare che un nuovo giornale libero, che parte con la voglia di raccontare la realtà e non di compiacere qualcuno, è sempre una bella notizia. Non esiste
democrazia dove l’informazione è asservita al potere.
Alberto Antonett
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In un libro amaro ma di grande spessore culturale (I nuovi mostri, ed. Chiare lettere, 2009) Oliviero Beha parla del modo in cui si è polverizzato in Italia (e non solo in Italia) il ruolo che era un tempo degli intellettuali: schierati dall’una o dall’altra parte all’interno di un conflitto finto fra forze che condividono il «pensiero unico» di Savater, essi hanno perso, secondo Beha, la libertà e il rapporto coi «lumi» della Ragione. Il prezzo che si paga ad una scelta rigorosa di libertà nel tempo in cui la cultura passa necessariamente dai media, infatti, è la censura che il potere fa sul loro discorso. Un paese in cui (con parole di Citati) «non c’è autorità o autorevolezza, ma solo uno sterminato potere» è un paese in cui solo gli intellettuali schierati hanno accesso ai media controllati da chi il potere lo ha. Anche se qua e là sembrano esistere ancora dei luoghi, come l’Unità, in cui gli intellettuali possono dire la loro senza schierarsi da una parte e dall’altra. Come ha fatto, dandone pieno riconoscimento al nostro giornale, Marco Travaglio che saluta ora lettori e colleghi prima di partire per una nuova avventura. Dello stesso tipo.

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