La disperazione di chi perde il lavoro- l’Unità 02.04.09

La disperazione di chi perde il lavoro- l’Unità 02.04.09

Aprile 2, 2009 2001-2010 0

Tempo fa il premier Berlusconi esortava i disoccupati a non restare con le mani in mano ma a darsi da fare per trovare nuove attività. Nel frattempo alcuni drammatici suicidi di lavoratori disperati per l’impossibilità di reinserirsi nel mondo del lavoro confermavano che pur essendo necessario, il darsi da fare dei disoccupati non è sufficiente.

Ascanio De Santis


La perdita del lavoro è una fra le cause più serie e documentate di suicidio. Soprattutto negli uomini, soprattutto nelle famiglie monoreddito, il suicidio può porre termine bruscamente e definitivamente ad un movimento depressivo legato ad una crisi d’identità, al vissuto di persone che nel lavoro hanno creduto, che al lavoro hanno dato molto e che sentono, perdendolo, di non avere più nessuna dignità
e nessuna utilità per quelli che stanno loro intorno. Il governo inglese ha stanziato alcune settimane fa cifre importanti per assicurare un sostegno psicoterapeutico ai lavoratori licenziati in questo periodo di crisi. Il modo in cui si risponde da noi, in troppi servizi pubblici e privati, è quello, costoso ed inutile, legato all’uso degli antidepressivi. Cinicamente lavorando sui sensi di colpa degli altri (lui il senso di colpa non lo fai mai affiorare alla coscienza) il nostro premier da discoteca rinfaccia ai disoccupati la disoccupazione. Troppo occupato a sfarfallare da una villa all’altra per guardare in faccia il dolore degli altri e per ricordarsi che toccherebbe proprio a lui prendere una iniziativa a loro favore.

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