La parola è NORMALE- l’Unità 14.07.09

La parola è NORMALE- l’Unità 14.07.09

Luglio 14, 2009 2001-2010 0

Il difficile mestiere di dare senso alle ferite

Ho pensato più volte, da quando il giornale mi ha proposto di ragionare su questa parola, di essere la persona meno adatta a farlo. Il lavoro che faccio ogni giorno, con me stesso e con gli altri, è quello di dare senso (di tentar di dare senso) ai comportamenti che vengono percepiti come incomprensibili (e dunque illogici e anormali) dagli altri (cui sono rivolti) e, spesso, dalla persona stessa che li mette in opera.
Raccolgo con pazienza ogni giorno, in effetti, gli elementi utili a capire cosa c’è stato prima di una rottura comportamentale e quali sono i contesti, le situazioni in cui quei comportamenti anormali (e le comunicazioni che essi comunque veicolano) diventano improvvisamente comprensibili, appropriati e normali. Come nel caso di G., la bambina che si tocca continuamente e di cui le insegnanti dicono che è svogliata, triste e improvvisamente aggressiva, per esempio, che non è più possibile considerare “anormale” quando si viene a sapere (da lei o da altri, qui da un fratello) che in casa c’è qualcuno che abusa di lei e davvero affascinante (dolorosamente affascinante) è sempre, in queste situazioni, verificare che l’ascolto terapeutico e la messa in protezione della bambina sono sufficienti anche a ripristinare quella che anche per altri è la normalità complessiva del suo comportamento. Non sempre le cose sono così semplici, ovviamente. Quando le ferite dei bambini si sono cicatrizzate male, ad esempio, a portarlo verso la terapia sono le deformazioni della personalità di un adulto, il percorso da fare è molto più lungo e certamente esistono in psichiatria situazioni in cui ricostruire e capire non è sufficiente per «guarire». Quello che dei sintomi bisogna sapere, però, per interrogarli nel modo giusto, è che essi altro non sono che segnali: utili a far conoscere una situazione di disagio che la persona non è stata in grado di denunciare e raccontare apertamente perché troppo piccola o perché troppo debole e spaventata. Anormali, dunque, solo per chi non riusciva a comprenderne il senso.

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