L’eroe del silenzio in carcere- l’Unità 01.12.09

L’eroe del silenzio in carcere- l’Unità 01.12.09

Dicembre 1, 2009 2001-2010 0

Il nostro premier è sempre più vittima di un nervosismo incontenibile, dice che strozzerebbe i registi de «La piovra» e degli altri film sulla mafia. Da uno che ha definito Mangano un eroe, che ha sostenuto
Cosentino, che dichiara la sua grande amicizia con Dell’Utri, non ci sipoteva certo aspettare altro.
Giulio Pica

Le dichiarazioni di Berlusconi e Dell’Utri su Vittorio Mangano mi sono sembrate terrificanti. Definire eroe un uomo perché dal carcere non ha fatto il loro nome significa sostanzialmente premiarlo perché non ha tradito, nei 4 giorni che passarono fra la condanna all’ergastolo per duplice omicidio (19 luglio) e la morte (23 luglio 2000), gli amici e gli amici degli amici. Significa concretamente parlare il linguaggio dei mafiosi con cui si fa intanto di tutto per non confondersi proponendo direttamente, in puro stile berlusconiano, l’abolizione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ulteriori riconoscimenti per Mangano difficilmente verranno tuttavia perché neanche i sindaci leghisti accetteranno l’idea di sostituire il nome di Peppino Impastato che morì lottando contro la mafia con quello di Vittorio Mangano, eroe del silenzio dal carcere. Anche lui come Peppino, infatti, era meridionale. Una colpa molto più grave di quella per cui è stato condannato dai giudici del tribunale: quelli che ce l’hanno con Berlusconi, con Dell’Utri e che per ora si sono accontentati di lui. Del loro eroico amico.

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