Michael e gli altri: l’incubo di essere star- l’Unità 28.06.09

Michael e gli altri: l’incubo di essere star- l’Unità 28.06.09

Giugno 28, 2009 2001-2010 0

L’ANALISI L. Cancrini

Se ne vanno così. Saltando fra le sostanze invece ch per i prati, sulle strade o sulle spiagge. Leggeri,
sorridenti e un po’ mostruosi come i nanetti e i bambini del Luna Park costruito per i ragazzi poveri nella villa di Michael Jackson. Se ne vanno così dopo aver riempito per anni l’immaginario collettivo del mondo con le loro facce sempre esagerate nella felicità del successo. Dopo essersi esibiti giorno dopo giorno sul grande palcoscenico di una vita da star che è ogni giorno di meno la vita di un essere umano. Costretti a vivere all’interno di un personaggio in cui, da un certo momento in poi, non sono riusciti più a riconoscersi. Ossessionati dal bisogno irrealizzabile di un corpo continuamente all’altezza del mito che intorno a questo personaggio si erano costruiti. Alla ricerca ossessiva di uno specchio che restituisse loro il sogno che avevano sognato.
Se ne vanno così. Hanno nomi famosi e folle di ammiratori. In contro luce ci segnalano nel momento in cui muoiono, e nelle circostanze della loro morte, il dolore di una rappresentazione che ha preso il posto della vita. La disperazione di chi non sa più chi è e deve continuamente tenere sotto controllo, con l’aiuto dei farmaci gli incubi mai smaltiti di un infanzia infelice. Il bambino ferito che piange dentro di loro e che con tanta violenza continua ad impadronirsi sei loro pensieri e dei loro comportamenti quando si spengono le luci dei riflettori.
Se ne vanno così, in pochi secondi. Il nembutal per Marilyn, la petedina (il demerol) per Michael. Un farmaco che si prende per non pensare eche viene utilizzato per addolcire e accelerare la fine dei condannati a morte per la star del cinema che non riusciva a liberarsi del ricordo delle violenze e dei rifiuti vissuti quand’era bambina. Un farmaco potente come l’eroina per la sua capacità di togliere il dolore per la star del pop tormentata dall’inquietudine crudele del bambino che deve vendicarsi oggi per quello che ha subito ieri. Se ne vanno così e il tempo che ci mettono ad andarsene è quello di un sospiro. Il modo più bello in cui possiamo ricordarli è quello, così mi viene da pensare, di prendere per vero, di apprezzare e portare con noi le cose belle che ci hanno comunque regalato. Il sorriso e la bellezza di Marilyn, le canzoni straordinarie di Michael. Le cose belle con cui sono riusciti a nascondere nel rapporto con gli altri, nei personaggi che in tanti abbiamo amato, il dolore che loro continuavano a portarsi dentro. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, scriveva Fabrizio De André dicendo bene quanta sofferenza c’è spesso nella vita di chi riesce a costruire cose che danno gioia a chi le rivece. ❖

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