Psicoterapia non solo per ricchi petizione per averla gratis dalle Asl- l’Unità 10.10.01
Andrea Carugati
ROMA La psicoterapia è utile e non deve restare un privilegio per pochi.
Per questo deve essere riconosciuta all’interno del Servizio sanitario nazionale. Sono queste le parole d’ordine del comitato promotore di una petizione popolare indirizzata ai Presidenti delle Camere. Lo scopo è quello di far approvare un disegno di legge che assicuri l’accesso alla psicoterapia a tutti i cittadini che ne abbiano bisogno. Attualmente, infatti, le strutture sanitarie sono in grado di offrire assistenza solo ai pazienti più gravi. «Ma la psicoterapia servirebbe a un numero molto più elevato di cittadini e potrebbe evitare lunghe via crucis fatte di farmaci, che talvolta sfociano anche in episodi di drammatica attualità», dice Athos De Luca, senatore verde, primo firmatario del disegno di legge e responsabile del comitato promotore. «La nostra, prosegue De Luca, è una battaglia culturale: troppo
spesso si utilizza la scorciatoia dei farmaci, che non risolvono i motivi profondi della sofferenza psicologica».
«La psicoterapia è stata riconosciuta dall’OMS come un valido strumento di cura», precisa il noto psicologo Luigi Cancrini, anche lui membro del comitato. «La mancanza di psicoterapia nel nostro paese è uno scandalo», denuncia Cancrini. E cita il caso di una bambina molestata dal padre e curata in un istituto con antidepressivi perché le sue crisi notturne di pianto notturne disturbavano le suore e gli altri pazienti. «A Roma – ha detto Cancrini – non si trovava una struttura che potesse offrirle un’adeguata psicoterapia, nonostante molte perizie dicessero che questa era la cura di cui aveva bisogno. Poi, casualmente, la bambina è capitata presso il centro che dirigo: ha trovato una terapeuta, ha potuto parlare del suo dramma e ora è tornata a vivere con la madre, che a sua volta è stata aiutata e sostenuta da alcuni psicologi».
Seguendo l’esempio di altri paesi europei, hanno sottolineato i promotori in una conferenza stampa presso la Camera dei deputati, si potrebbero attivare delle convenzioni tra il sistema sanitario e alcuni soggetti privati specializzati e accreditati presso il servizio pubblico. Costi aggiuntivi per il sistema sanitario non sono previsti:
«Alcune sperimentazioni effettuate in Germania», ha spiegato il senatore Sandro Battisti (Margherita)«hanno dimostrato che questo tipo di investimento sulla salute può avere dei ritorni positivi anche in termini di risparmi, ad esempio rispetto alle spese per i farmaci». L’ipotesi è quella di istituire un ticket, a seconda delle fasce di reddito. Ma come si fa a vincere la diffidenza che molte persone hanno
ancora verso questo tipo di cure? «Il ruolo centrale spetta ai medici di famiglia», sostiene Luigi Ardizzone, dell’Ordine degli psicologi del Lazio. «Sono loro che dovranno accorgersi delle situazioni di disagio, parlare con i pazienti e indirizzarli verso le cure necessarie, come già oggi accade per tutte le altre patologie». Attualmente la raccolta di firme, che ha ottenuto l’appoggio di numerosi parlamentari di tutti
gli schieramenti, è nell’ordine di qualche migliaio. Ma l’obiettivo sono le 50.000 firme previste per la proposta di legge di iniziativa popolare: «Così, conferma De Luca, se il Senato non dovesse accogliere il nostro testo avremmo un’altra possibilità per portare avanti la legge». Tra le varie associazioni che hanno aderito al comitato c’è anche il Tribunale per i Diritti del Malato che ha messo a disposizione i suoi sportelli in oltre 800 ospedali italiani per la raccolta delle firme.
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