Tremonti e i gladiatori- l’Unità 09.11.10
Macerie e fango. Ecco cosa lascia il governo del fare. Sventura, si dirà. Intanto, a Pompei, hanno “suicidato” un capolavoro dell’umanità. Abbiamo avuto la buona sorte di ereditare un patrimonio senza pari e l’abbiamo affidato all’idiozia criminale di ministri capaci solo di disastri colposi.
Gianfranco Pignatelli
Il contesto in cui si è determinato il crollo della casa dei gladiatori è quello dei tagli lineari voluti da Tremonti. L’idea che per risparmiare bisogna diminuire tutte le voci di spesa sfiora l’ idiozia se non si distingue fra spese produttive e improduttive, fra spese necessarie e spese superflue. C’è una totale assenza di senso dello Stato e di rispetto delle sue funzioni in un ministro dell’economia che decide di non valutare l’utilità dei singoli interventi disinteressandosi “per principio” delle conseguenze determinate dai tagli che vengono fatti nei settori da sempre più deboli (la scuola e l’università, la ricerca e la cultura).
Presentandosi poi, in Europa, come il salvatore della finanza pubblica e, in Italia, come il salvatore degli interessi di chi non lavora (scudo fiscale per gli evasori, niente tasse per le rendite finanziarie). «C’è del marcio in Danimarca», diceva Amleto e c’è davvero del marcio qui in Italia se il potere viene gestito in questi modi superficiali e violenti. Da un livello morale e culturale bassissimo. Senza alcun interesse reale per il bene della comunità.
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