Una giustizia di classe- l’Unità 25.01.10
Vergogna a Gasparri che se dice il vero (solo l’1% dei processi sarà interessato) conferma che la legge è ad personam e non interessa l’intero paese e se dice il falso conferma che la legge andrà a non dare giustizia a milioni di cittadini. Vergogna a chi la difende, questa norma ingiusta.
Valentino Castriota
L’amnistia nascosta dietro la legge che i persuasori occulti al servizio del premier hanno efficacemente promosso come legge del “processo breve” è un’amnistia di classe, riservata agli uomini ricchi e potenti di questo paese: quelli che invece di fare rapine a mano armata rubano tranquillamente (allegramente, pacatamente) senza clamori: sfruttando le loro posizioni di forza nei confronti dei risparmiatori e dei soldi pubblici e che hanno al loro servizio gli avvocati più cari e più spregiudicati. Nata per evitare al premier il “plotone d’esecuzione” dei giudici che vorrebbero occuparsi anche del corruttore dopo aver condannato chi dal corruttore era stato corrotto, la legge difesa da Gasparri è una legge che legittimerebbe, nel nostro paese, la pratica di una giustizia di classe. Quello che la destra non accetta più è l’idea dei costituenti (giudicati oggi, con disprezzo alla Craxi, dei “cattocomunisti”) per cui i cittadini sono tutti uguali di fronte alla legge. La disuguaglianza sociale ed economica va difesa, secondo loro, anche di fronte alla giustizia. Coerenti con l’idea berlusconiana (o piduista) della democrazia
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