Una giustizia «minore» che lascia soli i bambini- l’Unità 20.03.03

Una giustizia «minore» che lascia soli i bambini- l’Unità 20.03.03

Ottobre 20, 2003 2001-2010 0

Caro Professore,
in questi giorni la Camera dei Deputati sta discutendo il disegno di legge sulla giustizia minorile che prevede, in sostanza, la contrazione di istituti, figure e professionalità che nel corso di questi ultimi venti anni hanno lavorato con coraggio per affrontare la complessità dell’universo dei bambini e delle famiglie a rischio.
Il Tribunale per i minorenni verrebbe così frazionato nelle sue competenze ed impoverito di quella funzione connettiva ed integrativa finalizzata a garantire un dialogo costruttivo tra mondo della giustizia e mondo sociale. Ciò che mi lasciapiù sconcertato e perplesso è il meccanismo di semplificazione attivato
nei confronti della questione dei minori e del loro divenire. Pur affermando la centralità del minore e della sua famiglia, il discorso legislativo opera in senso contrario riducendo e contraendo istituti, figure e professionalità. Viene misconosciuta così la complessità dei bisogni dei minori e l’utilità delle figure professionali in campo giuridico, psicosociale ed educativo che finora hanno lavorato in rete con obiettivi condivisi.
Le situazioni complesse con cui si cimentano i giudici e gli operatori psicosociali in materia di minori
contrastano, dunque, con lo spirito riduzionista del disegno di legge del Ministro Castelli, che appiattisce le competenze del tribunale dei minorenni al solo tribunale ordinario.
Si vuol rendere “ordinario” ciò che giorno dopo giorno appare “straordinario” non purtroppo per il suo
carattere di novità ma di scoperta di un mondo sommerso fatto di sofferenza e di dolore.
Mi chiedo e le chiedo ma dove stanno andando i diritti dei minori?
Quale sarà il loro divenire alla luce di questa “reductio ad unum” dei loro istituti e delle figure preposte alla tutela del loro interesse? Cosa si può fare perché la giustizia dei minori non rimanga “minore” ma diventi “maggiore” e capace di conciliare sempre meglio gli interessi dei figli con le funzioni dei genitori?
Salvatore D’Amore
Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia

Il problema fondamentale con cui si confronta in questi giorni la Camera dei Deputati è quello che
riguarda la possibilità di continuare a considerare il minore come soggetto attivo, titolare di diritti ben precisi, nelle situazioni in cui la fruizione di tali diritti non è assicurata dagli adulti che di lui naturalmente si dovrebbero occupare: dalla sua famiglia, cioè, le cui insufficienze, colpe o incapacità aprono il campo all’intervento del Tribunale dei Minori. Da qualunque parte la si guardi, la questione è infatti proprio quella che si determina intorno alla necessità di dare risposte sufficientemente forti ed autorevoli a quella che si configura come una mancanza, un fallimento della rete che normalmente alimenta e sostiene la crescita di un bambino e/o di un adolescente. L’idea per cui si debba andare, sulla base del disegno di legge Castelli, ad un superamento del Tribunale dei Minori fa paura proprio per questo: perché il minore rischia di restare solo, di essere totalmente dimenticato nel funzionamento reale di un meccanismo
giudiziario che si occupa soprattutto o esclusivamente di diritto degli adulti.
Vediamo perché.
In sede civile o amministrativa, il Tribunale dei Minori è chiamato ad intervenire normalmente in una situazione in cui quello che si determina è un conflitto fra gli interessi propri del minore e quelli degli adulti a cui il minore è affidato. Un genitore che non riesce a dare al bambino cure qualitativamente e quantitativamente all’altezza del suo percorso di crescita è un genitore il cui desiderio di continuare ad
essergli padre o madre entra inevitabilmente in conflitto con l’interesse immediato del bambino. Nei casi più gravi, il maltrattamento, le patologie della cura, la violenza, l’abuso sessuale o lo sfruttamento economico dei minori aprono scenari in cui la tutela penale dei genitori si muove in aperto e inevitabile contrasto con l’interesse del minore. Sono ovviamente i servizi sociali, scolastici o di polizia quelli che
segnalano per primi il sospetto che questo tipo di situazioni meriti un intervento. La specificità del Tribunale dei Minori sta a questo punto proprio nella capacità di aprire uno spazio al minore, alla sua voce, all’analisi delle sue esigenze reali, alla verifica della necessità di un intervento che può essere preventivo (il richiamo, la convocazione, il decreto rivolto ai genitori e ai servizi), normativo (sospensione o decadenza della patria potestà) e/o di avvio all’apertura di un’inchiesta penale per l’accertamento delle responsabilità.
Due sono, a mio avviso, gli elementi più importanti e peculiari di questa attività svolta oggi dal Tribunale dei Minori. Il primo riguarda la necessità di considerare i diritti del minore come diritti di cui il minore non ha chiara consapevolezza, i bisogni reali del minore come bisogni che il minore non è abitualmente in grado di esprimere completamente da solo: come bisogni, esigenze, problemi da decifrare utilizzando le indicazioni che il minore dà in un linguaggio che è il suo, fatto spesso di silenzi e di sintomi prima che di testimonianze ragionate, formulato in modo che è accessibile all’esperto prima che al giudice, comprensibile e raggiungibile all’interno di contesti caratterizzati da una capacità di accogliere terapeuticamente il dolore e lo smarrimento del bambino. È per questo motivo che il Tribunale dei Minori deve avvalersi della competenza dei giudici cosiddetti esperti la cui presenza in istruttoria o in camera di
consiglio è fondamentale per il suo corretto funzionamento.
Il secondo elemento è quello che riguarda la necessità di intervenire con provvedimenti urgenti e tuttavia meditati nelle situazioni in cui si matura il convincimento di un rischio attuale corso dal minore. Chi conosce e pratica quotidianamente le situazioni in cui un bambino tenta di far conoscere all’esterno i maltrattamenti o gli abusi subiti da parte di genitori in grado di pagarsi un avvocato sa bene quanto sia importante l’esistenza di un Tribunale o di una Procura specializzati nelle questioni dei minori e capaci di intervenire immediatamente per tutelarlo dalle pressioni cui gli adulti responsabili del maltrattamento o dell’abuso lo sottopongono per ottenere la sua ritrattazione. Affidare questo tipo di intervento urgente ai servizi territoriali non sostenuti da un Tribunale dei Minorenni in grado di filtrare le loro segnalazioni, di sdrammatizzarle quando è giusto che esse vengano sdrammatizzate, di renderle vincolanti quando è opportuno che lo diventino, è di fatto assolutamente teorico.
Esposti anche loro alle pressioni di chi ha paura di dover rendere conto del suo operato, gli operatori dei servizi non possono essere lasciati da soli in situazioni a volte assai pericolose.
L’idea che la tutela giudiziaria possa essere affidata, in questi casi, direttamente al giudice penale appare assai teorica, ugualmente, in ragione dei tempi cui questo è comunque obbligato dalle norme processuali e dal sovraccarico abituale del suo lavoro. La nostra giustizia penale si occupa del reato e del colpevole, infatti, non delle vittime e della loro tutela. Una tutela che deve essere esercitata, nel caso dei minori, da un Tribunale capace di mettere loro, i minori, al centro della sua attenzione.
In tutte le situazioni in cui il Tribunale dei Minori si occupa del minore che commette reati, ugualmente, il suo lavoro va difeso con grande decisione. Il diritto penale minorile mette giustamente al centro del suo intervento il valore rieducativo del provvedimento che il tribunale decide di assumere.
L’intervento rieducativo deve essere considerato sempre come una proposta, tuttavia, da monitorare e da modulare continuamente sul campo. Il minore va seguito, in questi casi, e gli interventi vanno continuamente ridisegnati a misura sua e delle sue risposte. Considerare decisioni di questo tipo come decisioni che possono essere prese dal Tribunale Ordinario Penale e seguite a quel livello significa avere un’idea del tutto astratta del Tribunale Penale e del suo funzionamento.
Una delle cose più positive che sono accadute nel secolo scorso, caro D’Amore, è il modo in cui le società democratiche sono riuscite ad accettare l’idea di una tutela reale dei soggetti più deboli. Difendere i diritti del minore è un dovere fondamentale di chi crede nell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. La destra xenofoba e autoritaria che vota il ministro Castelli e che da lui con tanta diligenza viene rappresentata nel Governo e nel Parlamento si ritrova naturalmente in un’ idea antiquata di famiglia chiusa. Umberto Bossi si comporta, in fondo, con lo stile inconfondibile di quello che era un tempo il padre padrone. Le proposte politiche sono sempre il frutto di una cultura dell’uomo e dei suoi diritti. Se ne sono accorti in questi giorni, per fortuna, anche i parlamentari di An e dell’Udc che sono riusciti a “congelare” il progetto di Castelli.
Per tutto il tempo, io almeno lo spero, che sarà necessario perché ci si renda conto a sinistra di quanto è importante non solo difendere ma potenziare l’insieme di norme e di strutture cui è affidato oggi il compito di tutelare i minori

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