DROGA, UN’ALTRA LEGGE È POSSIBILE- l’Unità 24.04.12

DROGA, UN’ALTRA LEGGE È POSSIBILE- l’Unità 24.04.12

Aprile 24, 2012 2011-2020 0

Droghe, i giovani sanno distinguere Le leggi ancora no

Il sondaggio pubblicato da l’Unità conferma l’esperienza sul campo La distinzione tra sostanze leggere e pesanti è negata solo dal legislatore

L ’indagine di Buttaroni sul rapporto tra i giovani e la droga pubblicata ieri dall’Unità mostra una necessità urgente: cambiare la normativa.

L’Unità ha pubblicato ieri un interessante sondaggio di Carlo Buttaroni sui giovani e le droghe. I dati riportati nelle tabelle corrispondono, in buona sostanza, alle impressioni che ricevo dal lavoro che continuo a portare avanti quanto ci sono problemi di droga: coni giovani e conleloro famiglie. Percepite come una componente normale del passaggio umano in cui loro sono immersi da quando entrano nell’adolescenza, le droghe hanno perso infatti gran parte del fascino perverso con cui erano state percepite nella fase in cui il loro diffondersi nella popolazione giovanile determinò un grande allarme sociale.
Utilizzate piuttosto «per provare o per trasgredire» (62% delle risposte) per divertirsi e stare allegri (70%) per sentirsi diversi e disinibiti (60%) che per combattere tristezza e depressione (un modestissimo 37%), le droghe sono percepite di fatto dai giovani intervistati come un oggetto di consumo fra i tanti da cui ognuno di loro è circondato: un oggetto di consumo di cui non avrebbe più alcun senso avere la paura irragionevole vissuta da quelli delle generazioni precedenti e nei cui confronti occorre, però, avere informazioni corrette se si vogliono evitare errori pericolosi.
Da questo punto di vista, del resto, i risultati della inchiesta di Buttaroni propongono dati abbastanza confortanti. La distinzione fra droghe leggere e droghe più pesanti è chiara, infatti, nella testa dei giovani intervistati molto più che in quelle, intorpidite dal pregiudizio, dei genitori (e dei nonni) che si riconoscono nei discorsi dell’ex ministro Giovanardi: in particolare per ciò che riguarda la pericolosità dell’hascisch e della marijuana (lo spinello del linguaggio comune) e per ciò che riguarda i rischi collegati, invece, alla cocaina, alle anfetamine e agli oppioidi. Un po’ meno soddisfacente, forse, dal punto di vista
sanitario, è l’insieme delle risposte che riguardano l’alcol e il tabacco la cui pericolosità è evidentemente
sottostimata dai giovani intervistati: all’interno di una cornice culturale, però, che ancora risente pesantemente del clima di una legge che voleva dissuadere dall’uso degli “stupefacenti”illegali senza neppure provare a mettere in guardia giovani e adulti dai rischi collegati alle droghe legali.
Un’ultima osservazione, assaiinteressante, è quella che riguarda il rapporto di confidenza con i famigliari. Quello che noi viviamo è un tempo in cui una maggioranza amplia dei giovani di età compresa fra i 18 e i 25 anni (sono questi i limiti di età del campione considerato) è costretta a vivere in casa dei suoi genitori e scoprire qui che appena un terzo degli intervistati «parla in famiglia delle esperienze che gli capitano» propone in modo particolarmente evidente la contraddizione innaturale di una convivenza più necessaria che desiderata dai giovani (e, spesso, dai loro genitori) di oggi. Con chiarezza confermando, ad un livello più generale, la difficoltà di comunicazione da sempre esistente in tema di droga nel rapporto fra le generazioni.
Quello su cuimi sentomeno d’accordo con Buttaroni è, per finire, il quadro d’insieme che lui, come molti altri sociologi, dà dei giovani di oggi. Collegare la loro familiarità con l’uso e l’abuso di sostanze al
malessere e alla mancanza di prospettive «dei poveri giovani di oggi» può essere fuorviante, a mio avviso, nella misura in cui tende a connotare negativamente una familiarità che ha invece, a mio avviso, soprattutto il significato di una forma di adattamento.
Quello che succedeva più spesso dieci, venti o trenta anni fa era che, una volta entrato nel circuito, il ragazzo tendeva a restarne condizio nato e/o coinvolto in modo pericoloso mentre quella cui ci troviamo
di fronte oggi è una modalità molto più laica e disincantata di vicinanza non necessariamente fisica e personale all’uso di droghe da parte di persone capaci di restare libere abitualmente da qualsiasi tipo di condizionamento o di coinvolgimento: la necessità proponendoci, oggi, di una previsione legislativa capace di tenere in debito conto il mutamento del clima culturale vissuto dalle nuove generazioni.
In tuttoil mondo ci si accorge ormai, tranne che in Italia, del fatto che i progetti di prevenzione e di cura, mediatici e professionali, a scuola e sul luogo di lavoro, devonomettere sullo stesso pianole droghe legali e quelli illegali sapendo che le prime sono nei fatti assai più pericolose, dal punto di vista sanitario e sociale, di quelle illegali.
Basarsi sulla responsabilizzazione dell’individuo che cresce invece che sul tentativo di terrorizzarlo è ugualmente riconosciuto, in tutto il mondo tranne che in Italia, come la strada più utile per il coinvolgimento dei più giovani. Depenalizzare lo spinello e diventare un po’ più seri nell’impedire l’accesso al fumo e all’alcol potrebbe rappresentare un passo importante per tenere conto di queste novità. Anche se il Paese in cui viviamo sembra troppo impegnato oggi a parlare di crisi della politica per potersi occupare di problemi come questi.❖

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