E ora il prossimo passo è legalizzare la cannabis- l’Unità 13.02.14
Quella legge puniva i consumatori ma non i trafficanti. Rendere legale lamarijuana toglierebbe all’economia criminale una fonte di reddito
Sono passati otto anni dall’approvazione della legge 49 del 2006 (la cosiddetta Fini Giovanardi) che con un colpo di mano di evidente illegittimità costituzionale portò indietro le lancette dell’orologio cancellando, di fatto, l’esito del referendum del 1993 che aveva sancito la depenalizzazione della detenzione di stupefacenti per uso personale.
Introducendo la tabella unica delle sostanze e quindi la parificazione delle pene per tutte le droghe, leggere e pesanti. Sanzionando pesantemente (da sei a venti anni di carcere) la detenzione (non lo spaccio) di tutte le sostanze stupefacenti in quantità superiore ad una soglia al di sopra della quale sarebbe valsa la presunzione di spaccio e incriminando così i consumatori per il semplice possesso anche di una quantità minima in eccedenza rispetto a quanto fissato da un decreto del Ministero della Sanità. Aggravando e burocratizzando pesantemente, infine, le sanzioni amministrative per l’uso personale fino
al determinarsi di una commistione ricattatoria tra cura e pena.
Il clima in cui questa legge fu approvata va ricordato. Il governo Berlusconi e la sua maggioranza parlamentare avevano perso il consenso del paese e le elezioni ormai vicine (maggio del ’96) erano quelle che sarebbero state vinte dall’Unione di Prodi. Porcellum e Fini-Giovanardi, due leggi ambedue oggi cancellate dalla Corte Costituzionale, furono allora scelte portate avanti a colpi di maggioranza senza che di questi problemi si potesse discutere nel Parlamento o nel Paese per motivi dettati dalla disperazione di chi stava per perdere e voleva creare problemi alla nuova maggioranza (il Porcellum) o tentare una manovra propagandistica utile a catturare, sulla pelle di tanti ragazzi normali e di tanti tossicodipendenti, il voto dei «benpensanti« (la legge sulla droga): utilizzando una maggioranza parlamentare che fra poco non ci sarebbe stata più.
Senza seguire l’iter normale di una legge, la Fini – Giovanardi, in particolare, fu proposta (ed è questa oggi
la ragione del suo annullamento) in forma di emendamento aggiuntivo di una legge che riguardava le Olimpiadi di Torino. Con che risultati?
Drammatici. Come ben documentato dal 4° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi presentato dalla Società della ragione e dal Forum Droghe nel 2013. È sulla base di quel famigerato articolo 73 della legge sulle Olimpiadi, infatti, che sono entrati in carcere, dal 2006 al 2012 percentuali sempre superiori al 30% (nel 2012 il 34,47%) di tutti i nuovi detenuti ed è per colpa dello stesso articolo 73 che risultavano detenuti in carcere, al 31 dicembre del 2012, il 38,46% di tutti i detenuti. Nuovi e vecchi. Trafficanti? No. L’articolo di legge che punisce il traffico «vero» è un altro e ha portato in carcere una percentuale almeno 4 volte inferiore di soggetti che, spesso, non sono tossicodipendenti.
I ministri della Giustizia e i partiti politici non hanno riflettuto abbastanza in questi anni su questi dati.
Si sarebbero resi conto, se lo avessero fatto, del fatto per cui una percentuale importante (fra 1/3 ed 1/4) della popolazione carceraria è costituita da persone che andrebbero curate e non recluse. Ma si sarebbero resi conto, soprattutto, del fatto per cui la stragrande maggioranza di queste persone è stata incarcerato non perché spacciava ma perché deteneva quantitativi di droghe, spesso leggere, di poco superiori a quelle previste dalle tabelle ministeriali: di persone, cioè, che detenevano le sostanze per uso personale e la cui attività di spaccio era presunta sulla base dell’idea folle ma radicata nella mente fantasiosa di Fini, di Giovanardi e dei loro obbedienti colleghi per cui il tossicodipendente che ha bisogno o desiderio della sua droga ma che per poterla usare deve comunque comprarla e dunque detenerla viene considerato per legge, per principio, come una persona che la detiene per venderla o darla ad altri: cosa che il tossicodipendente vero, in realtà, non farebbe mai o quasi mai.
Che fare adesso? Quello che vorrei dire con forza al governo che verrà è che partendo da questa sentenza è possibile e necessario oggi andare oltre la legge Iervolino-Vassalli modificata dal referendum del ’93 che annullava l’articolo (voluto, allora, soprattutto da Craxi) che trasformava in un reato il semplice atto di drogarsi. C’è in atto nel mondo, oggi, infatti, dopo il documento dei saggi nominati dall’Onu nel 2010 sulla necessità di cambiare regime a proposito delle droghe leggere, una rivoluzione sempre più ampia e convinta degli atteggiamenti da tenere nei confronti dello spinello che è stato legalizzato, come sostanza da assumere per ragioni mediche e per ragioni di puro e semplice piacere o divertimento, in un numero crescente di paesi e in quasi tutti gli Stati Uniti d’America. Usati in modo moderato e ragionevole gli spinelli sono molto meno pericolosi per la salute degli esseri umani dell’alcool e delle sigarette. Commercializzarli legalmente significa da una parte difendere la salute dei consumatori controllando la
quantità di principio attivo che contengono e dall’altra togliere all’economia criminale una delle sue fonti
di reddito fra le più importanti.
Ci riusciremo anche in Italia? Dimenticheremo finalmente anche da noi le farneticazioni dei Giovanardi, dei Muccioli e dei Serpelloni? Riusciremo sul serio e finalmente ad evitare l’alleanza perversa che da decenni si è stabilità nei fatti fra l’avidità dei trafficanti di droga e la crudeltà dei politicanti travestiti da tutori di una ipocrita morale degli altri?
Would you like to share your thoughts?
Your email address will not be published. Required fields are marked *