Lettera a una grillina, lottare «contro» o lottare «per»- l’Unità 08.05.14

Lettera a una grillina, lottare «contro» o lottare «per»- l’Unità 08.05.14

Maggio 8, 2014 2011-2020 0

Gentilissimo Luigi Cancrini,

ho letto la lettera di domenica 20 aprile, Pasqua, circa il «delirio di Grillo» e la sua risposta. La lettera del lettore è tristemente di basso livello e dire che la parafrasi di Se questo è un uomo fatta da Grillo offenda la Shoa, è davvero da poco intelligenti. Detto ciò le scrivo per la molto più interessante sua risposta, nonché per aver nella mia libreria Quei temerari sulle macchine volanti (che, dicosubito, non ho mai letto, mi occupo di tutt’altro ma è lì, in bella vista, perché voglio farlo presto – è anche il titolo più bello della storia del 900!). La sua descrizione del Grillo paranoico mi pare calzante. Non ho alcuno strumento per non prenderla per buona. Ma non credo affatto che quello di Grillo sia un delirio pericoloso. Anzi. L’atteggiamento riscontrato nelle sue «performance» è il suo modo, strategico o no, più o meno consapevole, di lottare con efficacia. Il «non colloquio» con Renzi ad esempio, sgradevole e irritante, manda un messaggio chiaro: io non ti riconosco come interlocutore rispettabile, anche se sei il probabile presidente del Consiglio. Erano i colloqui per chiedere la prima fiducia al governo dove Renzi esordisce: «Non voglio chiederti la fiducia». E allora? Che sono qui a fare? A sentire il tuo programma di
governo? Io non mi fido di quello che dici qui, voglio vedere i fatti, non ti riconosco come interlocutore, arrivederci. Perché non lo riconosce? Perché ritiene che Renzi non sia pulito. E lo credo anch’io. È un fase di «lotta dura» per svegliare i cervelli e le coscienze che possono. Io dopo lunghe discussioni, riflessioni, sofferenze (soprattutto per gli attacchi ciechi e di grande violenza da parte della sinistra), dopo aver visto le azioni e ascoltato molti dei parlamentari eletti, ho deciso di isrivermi al M5S. Per farne, impegnandomi dall’interno, una possibilità per me e il mio Paese, con la lucidità di vederne e combatterne i difetti e i possibili pericoli. In questo momento è il mio «sol dell’avvenir». Ho 39 anni, sono figlia di una maestra elementare da anni divenuta psicoterapeuta e del commercialista più onesto d’Italia, entrambi di sinistra. Non lo capiscono ancora, ma la mia decisione è frutto dei loro migliori insegnamenti. Le allego il link a una vecchia canzone di Edoardo Bennato Tutti insieme lo denunciam per esprimere, con ironia, il mio punto di vista sulle «vostre preoccupazioni di genitori»:
Con stima, e non so bene perché, affetto,
LAURA DE STROBEL

Cara Laura,
una lettera come la sua, intelligente e pacata, è di quelle che riconciliano con il lavoro che faccio ormai da anni per questo giornale. Me ne fa sentire, soprattutto, l’utilità nel momento in cui permette un confronto corretto su posizioni troppo spesso urlate, pro o contro Grillo che non è certamente il Male, a mio avviso, ma neppure il Bene dell’Italia. Un Paese di cui i grillini colgono efficacemente e con passione meritoria, le arretratezze paludate e la stanchezza di quelli su cui il peso e leconseguenze di queste arretratezze continuano ad abbattersi giorno dopo giorno.
Ed un Paese, però, cui essi offriranno una speranza di cambiamento quando passeranno dalle offese alle proposte e quando comprenderanno che non tutto è uguale e non tutto fa schifo all’interno di quello che loro chiamano «casta» o «sistema».
L’atteggiamento riscontrato nelle performance di Grillo, dice lei, è il suo modo, strategico o no, di lottare con efficacia.
Contro Renzi, però, in quel caso, di cui è difficile dire che non abbia a suo modo lottato per il superamento di una «casta» e di un «sistema» consolidato di potere e di cui dice lui però (e conferma lei) che non va bene perché «non è pulito». Senza nulla spiegare, in realtà, delle ragioni di questo giudizio
arbitrario e legandolo strettamente, invece, al ruolo di Presidente incaricato che lui rivestiva in quella situazione: un ruolo rispetto a cui l’unica persona che potrebbe mantenersi pulita sarebbe, a sentire lui, proprio Beppe Grillo che ancora oggi così insistentemente lo richiede. Mentre nulla ci fa sapere, però, nella confusione arrabbiata dei suoi monologhi, di quello che concretamente farebbe il giorno in cui avesse il potere di governare l’Italia.
Perché non lo sa nemmeno lui? Perché non ha avuto il tempo di pensarci mentre continuava a gridare contro le cose che non vanno?
Lei, cara Laura, ha 39 anni. Io, come i suoi genitori ne ho un po’ di più. E vorrei dirle qui, con grande affetto, che la cosa più importante che ho imparato quando avevo la sua età e «quando c’era Berlinguer» a guidare il partito di cui facevo parte è la distinzione fra il «lottare contro» ed il «lottare per». Negli anni, voglio dire, in cui il «lottare contro» era quello della ribellione giovanile prima e dei gruppi extraparlamentari poi: quando le discussioni interminabili e interminate, cioè, erano quelle che si facevano con chi, dalle fila di Lotta Continua o di Potere Operaio lottava «contro» ritenendo impossibili le mediazioni e i progetti politici intorno a cui le forze politiche di sinistra stavano cambiando il Paese. Sostituendo il sistema clientelare delle mutue, in mano alla Dc, con il Servizio sanitario nazionale uguale per tutti.
Affermando il rispetto del diritto alla cura dei pazienti psichiatrici e dei tossicodipendenti (quelli che erano allora, per me, «i temerari sulle macchine volanti») e il diritto alla scuola normale dei bambini emarginati (come bene dimostrato da don Milani a Barbiana) soprattutto per ragioni sociali ed economiche e imponendo al padronato più retrivo, che dietro il fascismo prima e dietro la Dc poi si era nascosto, le leggi sullo Statuto dei lavoratori. Fu proprio lottando «per» che mi trovai impegnato nell’azione politica della giunta di sinistra alla Regione Lazio e fu proprio da chi lottava «contro» che mi arrivarono allora le minacce di morte che per andarono a segno per tanti altri di quelli che con me lottavano «per». All’interno di un contrasto molto più drammatico di quello in cui viviamo oggi e la storia si ripete, tuttavia,
anche se per fortuna, i 5 Stelle sono molto meno pericolosi, con i loro tweet, di quanto non lo fossero allora i movimenti dei pazzi che si nascondevano dietro una stella a cinque punte. Perché c’è un legame stretto, cara Laura, fra il lottare «contro» e la convinzione, sempre delirante, di avere ragioni talmente superiori a quelle dell’altro da non volerlo neppure ascoltare arrivando a pensare «naturalmente» che chi non la pensa come te e non riconosce la tua verità è disonesto e cattivo e perché è da convinzioni di questo tipo che con facilità si arriva fino all’odio. Da questa convinzione il passo verso l’odio, purtroppo, è molto breve. Con armi o senza armi.
L’augurio che io mi sento di farle a questopunto, cara Laura, è estremamente semplice.
Decisa com’è a entrare fra i 5Stelle e ad impegnarsi al loro interno, porti con sé dell’insegnamento che le viene, lei me lo dice, dai suoi genitori, il principio per cui si lotta «per» e non «contro». Aiutando i suoi nuovi amici a chiarire che cosa vogliono fare e a dirlo anche a noi. Gridare contro il sistema davanti alle acciaierie di Piombino è facile, un po’ più difficile è, mi creda, formulare un piano per una crisi, come quella dell’acciaio, da cui si esce solo con progetti giganteschi di ristrutturazione e di riconversione. A livello nazionale ed europeo. Attribuire la crisi ad una Europa «da rivoltare come un calzino» è semplice in una fase in cui l’Italia fa fatica a ripianare un debito, accumulato da Craxi e da Berlusconi, che pesa come un macigno sul nostro tentativo di risanare la nostra economia e molto più difficile è capire che cosa farebbero di questo debito Grillo ed i suoi governando «da soli»: l’economia italiana e i rapporti con l’Europa. Da lei, che ha una formazione e, mi pare, una saggezza da persona cresciuta in una cultura di sinistra riformista, quello che ci si può attendere, io almeno lo spero, è un contributo di discussione al problema, sempre fondamentale in politica e in democrazia della chiarezza e della fattibilità delle proposte. Un problema su cui, ne sono sicuro, troverà attenti ascoltatori in molti dei seguaci attuali di Grillo. Anche se mi sembra assai difficile che trovi ascolto in lui: una persona di cui anche lei riconosce, mi pare, l’attitudine a «delirare» convinto com’è di essere il portatore di una «verità» cui molti di noi, uomini e donne «normali» non abbiamo avuto accesso. È davvero così antiquata l’idea per cui l’uomo che ragiona dovrebbe sempre affidare al dialogo più che al monologo la ricerca delle soluzioni per problemi che non sono solo suoi?

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